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È ufficiale! C’è plastica nel nostro sangue


è ufficiale, c'è plastica nel nostro sangue

La diffusione della plastica nei vari comparti ambientali è un problema globale. Anche quando non sono più visibili a occhio umano, i minuscoli frammenti di plastica pervadono l’ambiente e possono essere ingeriti da animali e uomini. Ad oggi, la produzione annua di materiale plastico è stimata a oltre 300 milioni di tonnellate e il suo accumulo nell’ambiente è considerato una catastrofe per tutti gli organismi.


Per definizione, per microplastica si intendono frammenti più piccoli di cinque millimetri di diametro. Le nanoplastiche sono invece ancora più piccole, le quali presentano un diametro inferiore a 0.001 millimetri. Gli attuali studi, condotti su organismi animali, hanno messo in relazione l’esposizione a micro e nanoplastiche a malattie come: infertilità, infiammazione e cancro, talvolta, gli effetti sugli uomini risultano essere ancora sconosciuti.


Adesso, per la prima volta, uno studio scientifico diretto dalla tossicologa Heather Leslie e la chimica analitica Marja Lamoree dell’Università di Amsterdam, pubblicato sulla rivista Environment International, conferma la presenza di microplastiche nel sangue. Dopo aver analizzato campioni di sangue di 22 donatori anonimi, tutti volontari che godono di buone condizioni di salute, il team di ricerca ha rilevato tracce di PET, ovvero polietilene tereftalato, il materiale utilizzato nella fabbricazione della maggior parte delle bottiglie di plastica per l'acqua in commercio, di molti contenitori di prodotti alimentari e nell’abbigliamento per realizzare le fibre di poliestere.


Su come le microplastiche entrino nell’organismo umano, non si conosce la via prevalente. Gli studiosi ne hanno dedotto che queste micro particelle sono passate nel corpo umano mediante le vie aeree, il consumo di acqua e cibo, ma anche con l’utilizzo di alcuni prodotti per l’igiene del corpo e cosmetici. Ulteriori studi permetteranno di capire se queste particelle di plastica siano in grado di entrare nelle cellule e danneggiarle. Il maggiore timore è rappresentato dal rischio cancerogeno, che potrebbe determinarsi a partire dal deposito di questi materiali negli organi.

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