Aumentano i guariti dal SARS-COVID-2, come possono aiutarci?

Autore: #TommasoSimone



Verso la fine del dicembre del 2019 un nuovo coronavirus viene descritto per la prima volta in Cina. L’epidemia si diffonde rapidamente nel giro di tre mesi. L’11 marzo 2020 il direttore generale dell’OMS dichiara il coronavirus pandemia.

SARS-CoV-2 costituisce il terzo coronavirus dopo la diffusione del SARS-CoV (2002) e MERS-CoV (2012). Nonostante ciò allo stato attuale non abbiamo ancora un vaccino o agenti antivirali specifici per il nuovo virus.


Nello scenario dei possibili interventi terapeutici molteplici ipotesi e studi si stanno susseguendo ad un ritmo frenetico. Ecco allora che riemerge l’idea del plasma proveniente da pazienti guariti. Non è una novità! Già in precedenti epidemie è stato possibile osservarne l’efficacia.

Perché il plasma dei guariti può essere utile? Per la presenza di molecole in grado di neutralizzare il virus: gli anticorpi! Questi sono prodotti dal nostro sistema immunitario, il nostro scudo che ci difende dalle infezioni.


Alcuni studi hanno dimostrato un miglioramento dei sintomi e una riduzione dei livelli di virus in quei pazienti in cui è stato iniettato plasma proveniente da persone guarite dal SARS-CoV-2. In aggiunta, in un campione di pazienti studiati, non sono state osservate reazioni avverse importanti.

Il vantaggio di questa strategia è sicuramente l’immediata disponibilità.

Un elemento fondamentale è che il donatore di plasma guarito possieda un livello di anticorpi sufficientemente elevato e per questo motivo è stato proposto di prelevare plasma da pazienti guariti da poco.


Può la riduzione del livello di anticorpi nel tempo essere responsabile di una reinfezione? In uno studio recente sono emersi dei casi di persone nuovamente positive al coronavirus dopo essere state dichiarate guarite. Gli esperti sembrano fiduciosi in una immunità duratura, seppure in assenza di dati chiari, e imputano questi casi piuttosto a degli errori nella rilevazione o a residui di RNA virale rimasti nel corpo.


Riuscirà il plasma delle persone guarite a costituire una valida alternativa come ‘bridge’ in attesa del nuovo vaccino?



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