Costituzione sostenibile



E’ il rapporto di Brundtland, pubblicato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo, il documento a cui spetta la paternità del concetto di sviluppo sostenibile; la definizione che ne venne offerta si pone in un rapporto di immanenza con il futuro e, oggi più che mai, inizia ad assumere connotati nitidi e maggiore applicabilità.


«Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri» (WCED,1987).


La storia della sostenibilità ricalca - o per lo meno dovrebbe farlo - le tappe dell’evoluzione umana nella società, è per questo che l’introduzione della tutela ambientale tra i principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale rappresenta un passo significativo di cui gioire, ma con responsabilità: l’ambiente non dovrebbe più essere un affare per pochi appassionati, con l’ingresso in Costituzione diventa lo specchio dello Stato che abitiamo oggi e che altri abiteranno domani.


L’8 Febbraio 2022 la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di riforma costituzionale che prevede la modifica degli artt. 9 e 41 della Costituzione italiana; nel corpo del testo dell’art. 9 verrà aggiunto un terzo comma: “la Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”, mentre per l’art. 41, rubricato “Rapporti economici”, la riforma introduce alcuni incisi che chiariscono come la destinazione e il coordinamento dell'attività economica pubblica e privata debbano avvenire non solo per fini sociali ma anche per fini ambientali.


L’Italia, finalmente allineata alla politica europea in materia di sostenibilità, auspica ad un approccio sempre più ecologico, sempre più green: sarà solo oggi, domani, o per sempre?

A ciascuno la propria parte.


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