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Doppiaggio e traduzione audiovisiva

Autore: #ViolaGuasconi



Quando guardiamo un film o una serie tv, diamo per scontato che quella voce che sentiamo sia propria di quel personaggio. La voce lo definisce, lo rende buono, cattivo, misterioso o chissà cos’altro e matematicamente se sentiamo quella voce senza vederne il volto, la assoceremo proprio a quel personaggio.


Vediamo un esempio pratico: nell’episodio 8, stagione 1 del “Glee”, minuto 35 circa, vediamo Finn Hudson, quarterback della squadra di football del Liceo McKinley, che parla con il professor Schuester, il quale cerca di convincerlo a tornare nel Glee Club. Dopo aver affermato che non tornerà nel club, dice che la sua vita non cambia in base alle sue scelte «…a meno che non scopra qualcosa di eccezionale». Nei sottotitoli, invece, la stessa frase è stata tradotta con “a meno che non inventi un virus zombie”. Scelta piuttosto bizzarra, ma fedele alla battuta originale in lingua inglese. Perché nel doppiaggio si è deciso di stravolgere completamente questa frase?


La traduzione audiovisiva è particolarmente complessa perché consiste nel trasporre da una lingua all’altra, non solo un testo scritto, ma anche immagini, suoni e gesti. La difficoltà, dunque, sta nel restituire parallelamente al senso degli elementi verbali quello degli elementi non verbali. Perciò il testo che sarà poi interpretato dal doppiatore, dovrà rimodellare la frase originale, per fare in modo che questa si adatti alla gestualità e alla mimica del personaggio. Ecco perché alcune volte si adottano delle espressioni che sembrano lontane da quella originale, le quali devono adattarsi alla voce del doppiatore e sincronizzarsi con la mimica del personaggio, ma allo stesso tempo essere conformi alla cultura e al contesto di appartenenza della lingua in cui si doppia.


Quando un doppiatore si trova a lavorare su un personaggio è come se lo reinterpretasse nuovamente. Perciò, se restiamo ammaliati da una voce o dal carisma di un personaggio, dovremmo applaudire il doppiatore per avergli dato nuova linfa o all’attore originale? O magari è frutto del connubio perfetto tra la voce dell’uno e la performance dell’altro?


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