Due football diversi, stesse regole?


Giocatore in attesa
Giocatore di spalle

Scrivo questo articolo con un mezzo sorriso, ben consapevole del fatto che si stia discutendo di due sport completamente diversi, a discapito del nome che condividono. Probabilmente quasi tutti ormai sanno che negli Stati Uniti con il termine football ci si riferisce alla palla ovale e ai touchdown, alle cheerleaders e ai fuochi d’artificio, mentre nel nostro vecchio continente il termine e usato per indicare quello sport che ci fa piangere e abbracciare ancora, che ci scalda forte forte il cuore, prendendo in prestito le parole di Venditti. Da appassionato di entrambe le discipline, mi sono spesso chiesto se l’una potesse prendere in prestito alcune regole dell’altra, magari modificandole solo un poco, il giusto per rendere il gioco più interessante ma senza stravolgerne troppo la natura. Se siete particolarmente interessati, qui potete trovare la descrizione di maggior parte delle regole.


Nel mio ultimo articolo discutevo del ruolo dell’arbitro e di come fosse necessaria una riforma dell’intero sistema per permettere una crescita a livello professionale ed individuale, tenendo ovviamente in considerazione le conseguenze sullo sport in generale. Neanche a farlo a apposta gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da ripetuti episodi di errori arbitrali e conseguenti polemiche. Mi sono chiesto perché nel football americano le polemiche non vadano oltre gli sfottò su Facebook e qualche sporadica menzione degli analisti su ESPN, i quali comunque preferiscono concentrarsi sulle prestazioni degli atleti. L’attenzione quasi morbosa che in Italia viene riservata agli arbitri negli Stati Uniti è rivolta prevalentemente al quarterback e agli allenatori. L’idea di fondo che mi pare di percepire è che questi siano considerati i leader assoluti della squadra, e come tali siano tenuti a condurre alla vittoria indipendentemente dalle decisioni arbitrali. Per farla breve, in Europa, e soprattutto in Italia, sembra legittimo incolpare l’arbitro per la sconfitta della propria squadra. Negli Stati Uniti l’approccio sembra essere più orientato verso l’incolpare allenatore o giocatori per essersi trovati in una situazione tanto precaria da compromettere la vittoria. Perciò anche nel caso in cui si verificasse un errore arbitrale, se il risultato fosse già acquisito non ci sarebbe motivo di sollevare polemiche. Sta ad allenatore e giocatori assicurarsi di non trovarsi in situazioni compromettenti.


Dopo una serie di lunghe riflessioni personali, ecco dunque per voi alcuni suggerimenti per un futuro calcistico più radioso e meno rancoroso. Piccola nota di avvertimento, se siete dei puristi del gioco potreste trovarvi a storcere il naso ripetutamente. Suggerisco dunque di non prendere le seguenti idee troppo sul serio.


#1 ARBITRO CON MICROFONO


Una degli aspetti che più mi piacciono del football americano è il fatto che l’arbitro sia dotato di microfono collegato al sistema di altoparlanti dello stadio. In questo modo, dopo aver consultato i propri assistenti, egli può comunicare tranquillamente a tutti la propria decisione. Non solo, ma è pure tenuto a spiegare nel dettaglio cosa sia successo. Immaginiamo per un attimo uno dei nostri arbitri che, dopo aver consultato il VAR, corra verso la meta campo con una mano premuta sul pulsante della comunicazione e inizi a spiegare come il calcio di rigore che aveva fischiato non sia in realtà rigore, perché il difensore ha toccato il pallone. Tutto lo stadio e così anche il pubblico a casa sarebbero notificati in tempo reale della decisione, fine delle polemiche. Questa soluzione verrebbe anche incontro a quegli allenatori che auspicavano interviste postpartita agli arbitri, affinché rendessero conto delle proprie decisioni.


PRO: spiegazioni in tempo reale. Polemiche ridotte. CONTRO: meno lavoro per i giornalisti di Sky, DAZN e Gazzetta (o forse e un pro?)



#2 IL CRONOMETRO SI INTERROMPE AD OGNI INTERRUZIONE DI GIOCO


Avete presente quelle polemiche per nove (9!) minuti di recupero, che praticamente sono un mini tempo supplementare? Forse vi è capitato di aver visto la vostra squadra prendere goal negli ultimi secondi dei minuti di recupero, con conseguente polemica relativa alla lunghezza di suddetto recupero. In un altro mio articolo di qualche mese fa citavo un Milan-Inter del 2017 finito 2-2 con goal del pareggio del Milan all’ultimo secondo di ben sette minuti di extra time. Una regola non scritta dice che il giramento di scatole è direttamente proporzionale alla durata dei tempi di recupero. Vi suona familiare?

Ebbene nella NFL non esistono i tempi di recupero. Ogni volta che la palla finisce fuori dal campo o si verifica una infrazione (penalty) il cronometro si ferma. Per rendere il tutto il più regolare possibile il cronometro viene resettato ai secondi in cui e avvenuto il fischio. A volte capita che un giocatore esca volontariamente dal campo per fermare il tempo dopo aver guadagnato yards, così da permettere alla propria squadra di riorganizzarsi in campo.

Ora, non possiamo aspettarci lo stesso anche nel calcio, trattandosi ovviamente di due sport dinamicamente diversi. Tuttavia, non sarebbe interessante se il cronometro si fermasse, per poi riprendere quando la palla rientra in campo? Ah, la stessa regola si applica quando un giocatore si infortuna. Pensate a quante polemiche si risparmierebbero sulla lunghezza del recupero! “L’arbitro ha dato un recupero esagerato!”. “Solo due minuti di recupero? E inaccettabile!”. Niente di tutto ciò, con gran sollievo per le nostre orecchie.


PRO: tempi di gioco equi per tutti. Polemiche post-partita ridotte. Coronarie ed orecchie in salute.

CONTRO: no goduria per goal all’ultimo secondo contro il vostro acerrimo rivale.



#3 L’ULTIMA AZIONE PROSEGUE DOPO LA FINE DEI 90 MINUTI


Okay questo è forse più un corollario della precedente idea. Nella NFL, la squadra in possesso del pallone può concludere l’azione anche dopo l’esaurimento del tempo di gioco, a condizione che l’azione sia iniziata prima che i secondi sul cronometro raggiungano lo zero. Un esempio applicato al calcio sarebbe il seguente:

Il cronometro raggiunge i 90 minuti ma una squadra si trova in possesso attivo del pallone, quindi no calci da fermo o corner. La suddetta squadra può continuare ad attaccare e cercare di fare goal anche dopo la fine dei 90 minuti, purché la palla non esca dal campo.


Ora, le argomentazioni in questo caso sono un po’ più complesse. Ad esempio come ci si comporterebbe nel caso in cui un giocatore della squadra in possesso subisse fallo? Un idea potrebbe essere quella di permettere di battere un calcio di punizione. Tuttavia, qualora la palla fosse deviata in calcio d’angolo, non si potrebbe battere il corner perché la sfera è uscita dal terreno di gioco. Con questi accorgimenti, alla squadra in difesa basterebbe entrare in possesso del pallone e calciarlo fuori per far concludere la partita.

Questa idea, per quanto interessante, necessiterebbe di qualche ritocco per adattare le regole al contesto di gioco, rendendole il più chiaro possibile.


PRO: emozioni finali garantite.

CONTRO: difficile attuazione.



#4 SUPPLEMENTARE IN CASO DI PAREGGIO


Negli sport americani è raro vedere risultati di parità. Gli appassionati di basket il pareggio probabilmente non sanno proprio cosa sia. Per quanto rara, nella NFL la parità è comunque contemplata e si verifica solamente nel caso in cui dopo un tempo supplementare nessuna delle due squadre sia riuscita a segnare un touchdown o un calcio piazzato.

Ora, nel calcio questa regola potrebbe essere applicata, riportando in auge il famigerato golden goal. Sono consapevole che questa idea rievochi gli spettri del goal di Trezeguet a Euro 2000 e l’eliminazione contro la Corea, tuttavia cerchiamo di concentrarci sui possibili benefici. Si giocherebbe un solo tempo supplementare di dieci o quindici minuti massimo e se al termine di questo nessuna squadra ha segnato entrambe si mettono in saccoccia il punticino di consolazione. L’MLS, la lega di calcio americana, era solita adottare la regola dei supplementari che tutti conosciamo per le coppe e tornei ad eliminazione diretta, con due tempi da 15 minuti. Tuttavia, considerando i fitti calendari delle squadre impegnate in competizioni europee, giocare 30 minuti di supplementari non sarebbe realistico per la salute psicofisica dei giocatori.


PRO: maggiori opportunità di vincere, emozioni per i tifosi

CONTRO: durata delle partite e stress psicofisico dei giocatori



#5 NESSUN LIMITE ALLE SOSTITUZIONI


Da un paio di anni si è iniziato ad aumentare il numero di sostituzioni permesse agli allenatori, passando dalle originali tre alle cinque attuali. Ciò ha permesso di aumentare il turnover e permettere ai giocatori di riposare maggiormente. Ebbene, perché dunque non togliere del tutto i limiti alle sostituzioni? Agli allenatori sarebbe permesso di inserire qualunque giocatore, in qualunque momento ci sia un’interruzione nel gioco. Non solo, ma perché non permettere ad un giocatore di rientrare in campo dopo essere stato sostituito? Ciò permetterebbe ai titolari di rifiatare più frequentemente e a molti più giocatori di vedere il terreno di gioco. Per i più giovani sarebbe l’opportunità ideale per fare esperienza e mettere minuti nelle gambe. La seconda eliminazione consecutiva della Nazionale dai prossimi mondiali ha riacceso il dibattito relativo alla riforma dell’intero sistema calcistico (e sportivo in generale) italiano. Perché dunque non prendere questa occasione al volo?

Non solo, ma questa nuova regola permetterebbe anche agli allenatori di mettere in mostra le proprie abilita. Nella NFL spesso durante le azioni difensive, gli allenatori effettuano cambi tattici inserendo giocatori con caratteristiche specifiche per contrastare le iniziative avversarie. Molto simile al muovere le pedine in una scacchiera. L’unica nota negativa sarebbe la possibilità che si perda troppo tempo, motivo per cui i cambi dovrebbero essere effettuati il più rapidamente possibile. Ma ciò richiederebbe probabilmente un cambio di mentalità cui non penso siamo preparati.


PRO: maggior riposo per i giocatori, maggiori opportunità di giocare, abilita tattiche degli allenatori in evidenza

CONTRO: possibili perdite di tempo ed interruzioni nel gioco, possibilmente caotica.



#BONUS : PLAYOFFS A FINE STAGIONE


In tutta sincerità non riesco a capacitarmi di come questo formato non sia stato ancora implementato. La Bundesliga, che è spesso un passo avanti a tutti in termini di riforme, ne sta analizzando le possibilità di attuazione. Negli Stati Uniti fa parte del regolamento della MLS. Il putiferio relativo alla Superlega, di cui parlavo in questo articolo, scoppiava quasi un anno fa e da allora nulla è sostanzialmente cambiato. Nonostante si sia concretamente rischiato di perdere il calcio cosiddetto “popolare”, la corsa per lo scudetto rimane appannaggio di pochi club, sostanzialmente quelli più ricchi. Pensate come sarebbe interessante se le prime otto squadre classificate a fine stagione si sfidassero in un mini torneo ad eliminazione, seguendo lo stesso formato della NBA:


Prima vs Ottava Seconda vs Settima Terza vs Sesta Quarta vs Quinta

Si potrebbe adottare un sistema a gara secca in cui la squadra meglio piazzata avrebbe il fattore campo, mentre la finale si giocherebbe su campo neutro a rotazione, cosi che diverse città possano ospitare l’evento. Forse con un formato di questo tipo la Juventus non avrebbe vinto nove scudetti di fila e i campionati sarebbero stati più interessanti. Conclusione: siamo nel 2022, è ora di cambiare.



Concludo l’articolo consapevole che molti di questi suggerimenti richiederebbero un periodo di prova e adattamento. Sono anche consapevole che la bellezza di ogni sport sta nella sua natura intrinseca. Le diversità sono ciò che rende ogni disciplina interessante. Detto ciò, pare ormai sempre più evidente che dei cambiamenti siano necessari per stravolgere un sistema che si è impantanato diventando vittima del business, un tipo di gioco che con lo sport non ha nulla da condividere.


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