Il governo Draghi figlio del compromesso


Il Primo Ministro Mario Draghi.

I ministri hanno giurato e in settimana si voterà la fiducia alle Camere. Non sono previste sorprese data la larga maggioranza a sostegno dell’Esecutivo.


Esecutivo composto da 23 ministri, di cui 8 donne e 8 tecnici. È risultata da subito lampante l’assenza di figure femminili tra le fila dei ministri Pd, come prevalente è stato il numero di ministri politici rispetto ai tecnici. Riguardo la questione politici-tecnici: le cariche più sensibili sono i ministeri della Transizione Ecologica (Cingolani, fisico), della Innovazione Tecnologica (Colao, Master ad Harvard ed ex amministratore delegato di Vodafone) e dell’Economia(Franco, direttore generale di Bankitalia). Tutti tecnici.


Il sistema-Draghi ha voluto assicurarsi le figure più competenti a disposizione (benviste quantomeno a chi poi avrebbe votato la fiducia) per centrare il principale e più impellente obiettivo del nuovo esecutivo: definire le modalità di spesa del Recovery Fund.


Sì, alcune vecchie conoscenze sono state riesumate (il tridente Gelmini, Brunetta e Carfagna) e altre figure riconfermate (tra le quali Orlando il tuttofare, passato al ministero del lavoro dopo aver in passato presieduto quello dell’ambiente e della giustizia, e Speranza, per il quale è stata preferita la continuità al merito evidentemente). Infine, allo Sviluppo Economico è stato scelto Giorgetti, appartenente all’ala più europeista della Lega e icona dell’improvvisa svolta comunitaria del suo partito. I nomi proposti da Forza Italia e Lega appartengono alla corrente più moderata e meno populista dei rispettivi partiti e costituiscono un chiaro segnale che il Premier ha voluto mandare all’Europa. Probabilmente fosse dipeso solo da quest’ultimo avremmo avuto personalità estranee alla politica, con competenze diverse. Ma tant’è, il gioco dell’arte di governo funziona così.

Foto di rito del nuovo Governo, con i ministri disposti su tre file e distanziati.

Citando il giornalista Ferdinando Giuliano: “non sarà il governo dei migliori, ma è un governo migliore”.


Riguardo alla selezione dei ministri, come avresti gestito il compromesso tra libertà di scelta da parte di Draghi e la necessità di assicurarsi la maggioranza più estesa possibile?

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