Il mercato dei diritti ad inquinare

Autore: #AndreaLucii


ETS UE (European Union Emissions Trading System), è la sigla che viene associata al sistema di scambio di quote di emissione di gas ad effetto serra dell’Unione Europea.

La sua nascita si deve all’obbiettivo di contrastare i cambiamenti climatici e ridurre l’inquinamento delle grandi imprese europee.


Il sistema è di tipo Cap and Trade, ovvero viene fissato un tetto massimo alle emissioni concesse sul territorio europeo (cap), di alcuni agenti inquinanti, come CO2, N2O e PFC, a cui equivale un numero di quote di emissione (1 quota = 1 tonnellata di CO2) che possono essere acquistate o vendute su un mercato (trade) dalle aziende, come fossero azioni finanziarie.


I titoli messi in vendita saranno quelli delle imprese che hanno inquinato di meno e quindi non hanno utilizzato i loro diritti.

Le imprese per ovviare al problema avrebbero dovuto investire in tecnologie in grado di limitare le emissioni, invece di spendere per acquistare i titoli ETS.

Il procedimento di acquisto delle quote può avvenire in tre modi:

  1. Comprandole direttamente da altre imprese che ne hanno in eccedenza;

  2. Passando per un intermediario finanziario;

  3. Attraverso una Borsa

Questo sistema è stato introdotto dal Protocollo di Kyoto nel 1997, ed è entrato in vigore nel 2005. Il sistema europeo è il più grande per quanto riguarda il valore di mercato.

Per le imprese che operano in settori industriali, di aviazione civile o di produzione di energia elettrica e calore, la partecipazione all’ETS UE è obbligatoria.


In Italia sono più di 1200 le aziende che vi partecipano e esse ricoprono circa il 40% delle emissioni di gas serra nazionali.

Invece, in Europa le aziende sono più di 11000, e appartengono a 31 paesi


Attualmente l’ETS UE è alla fase 3, ma dal prossimo anno inizierà la fase 4 (2021-2030) e l’obbiettivo è che nel 2030 le emissioni saranno inferiori del 43% rispetto ai valori del 2005; inoltre la fase 4 punta a rafforzare la riduzione dell’eccedenza di quote di emissione ogni anno del 2,2% e migliorare la resilienza dell’ETS agli shock futuri.

Riuscirà l’Unione Europea a rispettare questi obbiettivi?




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