Il punto di vista animale sul distanziamento sociale

Autrice: #PatriziaRomano

Distanziamento sociale dal punto di vista animale

L’uomo è definito come un “animale sociale”, ed in quanto tale, presenta un’innata capacità di aggregazione, che gli permette di creare delle vere e proprie società. Nell’ultimo periodo, centinaia di milioni di persone si sono viste costrette ad affrontare il distanziamento sociale, comportamento ben lontano dal suo istinto primitivo, per prevenire e arrestare la diffusione del virus.


Se per l’uomo l’applicazione di questa ordinanza è stata la causa di una serie di ripercussioni a cascata a livello psicologico, ciò non accade per alcune specie animali. Molti animali, in caso di necessità, come la diffusione di patologie, tendono ad allontanare i membri della propria specie, riducendo il rischio di infezioni. Negli animali, la variazione del loro comportamento sociale, è frutto di un processo evolutivo, i quali, attraverso il riconoscimento dei malati garantirebbero la “sana” riproduzione della specie.


Sono differenti i metodi utilizzati per l’identificazione delle malattie virali negli animali, i quali, spesso ricorrono all’utilizzo dei quattro sensi, come le api, le quali, attraverso l’olfatto, sono in grado di riconoscere la produzione di feromoni differenti nelle larve, allontanandole dall’alveare; altri come i gorilla, utilizzano la vista, che gli permette di individuare anomalie infettive attraverso l’osservazione dell’aspetto esteriore. Gli scimpanzé, se necessario, sono in grado di ricorrere alla forza, per allontanare gli individui malati di poliomielite; mentre è ben diverso, il comportamento dei topi, nei quali è direttamente il soggetto malato a isolarsi per il bene della collettività.


Se per gli animali la perdita di un elemento del gruppo è fonte di una maggiore vulnerabilità, nei confronti dei predatori, in questi casi, i benefici superano i costi, rendendo il distanziamento sociale animale il risultato di un successo evolutivo.

In una situazione, come quella attuale, l’uomo sarà in grado di far fronte al suo istinto primitivo per il bene della collettività? O la distanza influirà definitivamente sullo stato di salute mentale di molti di noi?

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