Interpretazione simultanea: una sfida a 360 gradi

Autore: #ViolaGuasconi

Quali sfide presenta l'interpretazione?

Facciamo un gioco: immaginate di trovarvi intrappolati in una stanza con altre 100 persone. Da un altoparlante una voce si fa strada tra i presenti per annunciare cosa dovranno fare per salvarsi (sperate solo che non si tratti di #Saw…), ma sfortunatamente tu sei l’unico che conosce quella lingua e la salvezza di queste 100 persone dipende dalla tua capacità di riportare con correttezza il messaggio.

Capite bene che in una situazione del genere la persona ha un notevole peso sulle spalle, che aumenta esponenzialmente se si pensa che non ci saranno pause tra un discorso e l’altro e che lo stesso verrà ripetuto soltanto una volta. Ecco, per rendere concreta questa metafora, potremmo dire che l’interprete è quell’ancora a cui le persone si aggrappano per colmare quella distanza frustrante creata dalla #diversità linguistica. In un certo senso, gli #interpreti sono un po’ come dei traghettatori che con la loro barca fatta di parole ci fanno attraversare il fiume, per approdare sulla sponda della conoscenza.


Il ruolo chiave dell’interprete come avrete già potuto capire consiste nel trasportare un messaggio da una lingua di partenza a una lingua di arrivo (quella del suo pubblico) adattandolo anche alla cultura del Paese a cui la lingua appartiene. L’interprete deve, da un lato, riportare con estrema imparzialità e correttezza il messaggio e, dall’altro, saperlo interpretare dandogli la giusta chiave di lettura, lasciando trapelare anche l’intensità emotiva del #messaggio. Questo perché ogni frase, in base a come viene detta, assume un significato diverso e appiattire un messaggio sarebbe un primo errore che conduce l’interprete verso una performance mediocre e non permette allo stesso di penetrare nella mente dell’ascoltatore con la stessa intenzione con la quale era stato concepito nella mente dell’oratore (persona che presenta il discorso). Ora, come ogni ambito, anche l’interpretazione si differenzia in distinti ambiti: #interpretazione di trattativa, interpretazione consecutiva e infine, la più temuta, l’interpretazione simultanea. Nella prima, troviamo il nostro interprete in mezzo a due persone, di due lingue diverse, il quale funge da ponte comunicativo facendo fluire la conversazione. Essendo fisicamente presente tra i due elementi, può fermare le due parti ed eventualmente chiedere chiarimenti, ma come sempre (regola d’oro) non può aggiungere niente di personale e soggettivo al discorso e dire la verità nient’altro che la verità (lo giuro!). In sostanza, egli c’è ma è invisibile, funge da mero canale di comunicazione. Nella seconda, invece, il nostro interprete se ne sta con il suo blocco in mano a prendere appunti mentre l’oratore parla, tramite una particolare tecnica di presa di appunti chiamata ‘annotazione grafica’, e solo dopo aver ascoltato il messaggio ci esporrà in maniera completa e sintetica il contenuto del discorso. Ma che cos’ha la terza di diverso dalle prime due? Andiamo ad approfondire il mondo delle meraviglie dell’interpretazione simultanea e a conoscere il nostro Cappellaio Matto (l’interprete).

Per l’interpretazione simultanea, il contesto cambia. Il nostro interprete non è più fisicamente presente tra gli interlocutori, bensì si trova nella sua #cabina dalla quale può osservare l’oratore mentre presenta il suo discorso e il suo pubblico. L’unico collegamento con questo mondo ‘esterno’ sono delle cuffie che gli permettono sia di ascoltare il messaggio, sia di inviarlo simultaneamente tradotto al suo pubblico. Ecco qui un’altra novità! Questa volta il nostro interprete non aspetterà più che l’oratore abbia finito di parlare prima di intervenire, ma dovrà sdoppiare la sua attenzione: da un lato, si focalizzerà sul messaggio nella lingua di partenza e, dall’altro, dopo una manciata di secondi, dovrà riproporlo nella lingua di arrivo per il suo pubblico. Perciò, il messaggio dovrà essere registrato nella sua memoria, per poi assemblare nuovamente i pezzi nella nuova lingua. Perché si parla di assemblare i pezzi? Una volta che il messaggio è recepito dall’interprete, inizia la fase di deverbalizzazione, vale a dire che l’interprete si libera dagli schemi e dalle forme della lingua di partenza, per adattare e rendere più fluido e comprensibile il messaggio nella lingua di arrivo.

Molti penseranno che sdoppiare la propria mente sia un superpotere, e magari lo è, ma è frutto di un grande sforzo che gli interpreti fanno ogni giorno per fare in modo che il loro cervello sia multitasking ed efficiente, capace in pochi secondi di fornire un discorso completo e articolato. Ma come ogni supereroe anche l’interprete ha il suo Robin, vale a dire un compagno di avventure che lo sostiene in questa titanica impresa. Gli interpreti, infatti, lavorano sempre in coppia perché è scientificamente provato che il cervello non può reggere un tale sforzo per più di 15-20 minuti. Al fine di mantenere una performance impeccabile i due si alternano, aiutandosi con suggerimenti e appunti, qualora si trovino di fronte a enormi quantità di cifre o vocaboli più ostici. Tuttavia, questi folli supereroi non devono solo ascoltare e parlare simultaneamente, ma nel corso della loro avventura vanno incontro a ostacoli che cercano di farli cadere in trappola, ecco il bisogno da parte loro di usare poteri e strategie per rimanere a galla e non finire come naufraghi alla deriva.


Uno dei primi nemici da affrontare è senza dubbio il tempo, perché in pochi secondo il nostro interprete dovrà essere capace di decodificare un messaggio e confezionarlo nuovamente per regalarlo al suo pubblico; poi troviamo la questione del ritmo: un eloquio troppo veloce o troppo lento potrebbe andare ad inficiare sulla resa del nostro interprete e soprattutto sforzare in maniera massiccia la sua preziosa memoria. Dobbiamo, inoltre, tenere presente che egli non ha la facoltà di interrompere l’oratore, ma dovrà cercare di seguire il flusso senza annegare (“e il naufragar non è dolce in questo mar…”); in più, l’interprete non ha la possibilità di conoscere il discorso nella sua interezza come per le altre forme di interpretazione, generalmente, ma lo conosce mano a mano che si produce. Ecco perché, egli aspetta alcuni secondi prima di parlare, in modo da capire quale direzione prenderà il discorso, rifacendosi anche al contesto in cui si trovano inseriti. Questa piccola pausa è conosciuta come décalage (“fammi capire cosa succede” sembrava lungo come nome). Scherzi a parte, è chiaro che l’interprete oltre ad avere un gran bel sangue freddo, deve anche avere a disposizione degli assi nella manica per destreggiarsi in questo tuffo verso l’ignoto. La prima cosa da fare è senz’altro documentarsi sull’argomento. Prepararsi sul campo specifico su cui verterà il discorso è il primo importante passo, che darà la forza all’interprete di sviscerare quelle ambiguità linguistiche che alcune volte si creano nel passaggio da una lingua all’altra. Altri fattori essenziali sono: l’anticipazione e la riformulazione. La prima consiste nella facoltà di saper captare quelle che possono essere strutture ricorrenti, attingendo anche al proprio bagaglio di esperienze, arrivando così a comprendere il senso della frase prima che finisca di essere pronunciata. Ad esempio se il nostro oratore dice “Per combattere la fame in Africa abbiamo bisogno di alcuni elementi essenziali: primo….”, l’interprete comprende che a quel primo, seguirà un secondo e poi un terzo punto e così via, perciò potrà già farsi un’idea mentale della struttura e della piega che prenderà il discorso. Con riformulazione, invece, si fa riferimento alla capacità dell’interprete di prendere un discorso e riformularlo nella lingua di arrivo utilizzando forme diverse. Per esempio, potrebbe scegliere di fare una parafrasi o dare una spiegazione di un termine che non esiste nella lingua di arrivo; oppure potrebbe decidere di spezzare un periodo lungo e complesso, in più frasi dalla struttura più semplice e veloce, anche per non sovraccaricare troppo la memoria.


Insomma, gli escamotage dalla parte dell'interprete sono diversi, ma non è facile gestire tutta questa orchestra senza un buon allenamento e tanta dedizione alle spalle. Quello che non dovremmo mai dimenticare è che anche loro sono umani e, in quanto tali, anche a loro è concesso sbagliare.

E voi che ne pensate: sareste in grado di affrontare una tale sfida?

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