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L'indice di Gini






L'indice di Gini, o coefficiente di Gini, è usato per misurare la diseguaglianza di una distribuzione. In particolare, è lo strumento usato per misurare la diseguaglianza nella distribuzione di reddito e ricchezza.


Introdotto per la prima volta dallo statistico Corrado Gini, di cui ha preso il nome, l’indice ha la particolarità di assumere un valore compreso fra 0 e 1. Quando l’indice di Gini è uguale a 0 significa che la distribuzione di reddito o ricchezza è omogena, ovvero, tutti percepiscono lo stesso reddito. Si parla quindi di equidistribuzione della ricchezza.


Quando l’indice assume valore 1 ci troviamo di fronte ad una situazione in cui vi è una distribuzione disomogenea della ricchezza. Si traduce in una situazione in cui una persona percepisce tutta la ricchezza del paese mentre le restanti persone hanno un reddito nullo.


Ciò che dobbiamo tenere in considerazione è che il coefficiente di Gini si può rivelare fuorviante quando si fanno paragoni tra paesi geograficamente grandi e piccoli.


Allora perché usare l’indice di Gini? In primis, ci permette di confrontare la distribuzione di ricchezza o reddito per diversi settori della popolazione o in diversi stati, e di conseguenza è un indice che può essere facilmente interpretato.

Non sono da tralasciare gli svantaggi, sicuramente l’indice resta invariato se il reddito di una persona ricca o povera aumenta allo stesso modo. Inoltre, avremmo risultati diversi se prendiamo in considerazione singoli individui o unità familiari.


La maggior parte dei paesi europei sviluppati ha coefficienti di Gini compresi tra 0,24 e 0,36. Stessi valori anche per Canada e Australia. Paesi che presentano valori di coefficienti pari o superiori 0.6 sono la Colombia in Sud America e paesi del Sud Africa, in cui la ricchezza è nelle mani di pochi individui.


E tu, conosci l'indice di Gini?

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