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L’Italia nel digitale, una sfida che andrà avanti ancora a lungo

Autore: #MarcoTaddei



L’Italia è notoriamente un paese con un sistema arretrato. Lo stato italiano si è mosso in ritardo nel processo di digitalizzazione rispetto agli altri paesi europei. In un report del DESI (Digital Economy and Society Index) infatti si è piazzata quartultima tra i 28 paesi europei più digitalizzati.




Per questo motivo nel 2012 il governo ha istituito un team per la trasformazione digitale chiamato Agenzia per l’Italia Digitale (AgID). Questo gruppo è composto da esperti del settore che, con le loro conoscenze, contribuiscono alla creazione di servizi semplici ed efficaci per i cittadini. Un esempio è il sistema di pagamenti PagoPA, una piattaforma che mira a diffondere pagamenti elettronici verso le pubbliche amministrazioni da qualsiasi dispositivo abilitato.

L'obiettivo di fondo di AgID è quello di “contribuire alla diffusione dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, favorendo così l’innovazione e la crescita economica.”

Dal 2016 il Ministero dell’Interno ha consentito anche al rilascio della Carta d’identità elettronica (Cie), documento innovativo e in linea con gli altri paesi europei. La Cie è grande quanto una carta di credito e sta riscuotendo un discreto successo: ogni mese ne vengono attivate circa 500mila. Questo nuovo strumento non è stato introdotto solamente per motivi di praticità e digitalizzazione, ma anche per un fatto di sicurezza. Infatti, da diversi anni la carta d’identità in formato cartaceo è il documento più contraffatto a livello europeo, mettendo a rischio sia la sicurezza del cittadino sia le informazioni custodite all’interno della carta stessa. La Cie sarebbe inoltre già pronta per consentire pagamenti grazie alla tecnologia NFC ma, al momento, questa funzionalità non è stata ancora abilitata.

Un’ulteriore innovazione in campo digitale introdotta dall’AgID è il Sistema Pubblico di Identità Digitale, noto anche come SPID. Questo sistema permette di utilizzare un’unica identità per accedere in totale sicurezza a tutti i servizi online della pubblica amministrazione e dei privati aderenti.

Il progresso tecnologico del Belpaese è finanziato, oltre che dallo stato, anche da alcune aziende estere, in particolar modo i due colossi informatici Microsoft e Google.

Microsoft, infatti, durante la pandemia aveva già annunciato un grosso investimento di 1.5 miliardi di $ per costruire un data center in Lombardia e accelerare il processo di digitalizzazione del paese. L’obiettivo di questa enorme spesa è quello di applicare l’intelligenza artificiale al settore amministrativo ed ai processi produttivi.

In maniera simile Google si era già attivata dal 2015 con iniziative come “Google Digital Training” volte a coinvolgere una fetta di utenti disposti ad apprendere nuove competenze digitali. Di recente l’azienda californiana ha deciso nuovamente di investire nel territorio italiano e sui suoi cittadini cercando di supportare piccole e medie imprese nella trasformazione digitale.

La finalità di questi investimenti è quella di sfruttare l’arretratezza dell’Italia per inserirsi in un contesto lasciato vuoto dalle aziende italiane, ovvero quello di insegnare alle persone ad utilizzare i loro servizi e di contribuire a far ripartire l’economia italiana dopo il Covid-19.



La scarsa “alfabetizzazione” digitale e la poca diffusione di strumenti tecnologici rappresentano ulteriori ostacoli alla rincorsa italiana verso le nuove tecnologie. Secondo Istat più di un terzo delle famiglie italiane non ha un pc o tablet in casa, ancora peggio nelle regioni meridionali dove il dato è di una su cinque. Un altro grande problema da affrontare è quello dell’istruzione “digitale”: due adolescenti su tre hanno competenze digitali basse o di base. Questo fattore è sicuramente il più preoccupante per il futuro, in cui potremmo ritrovarci con una generazione incapace di lavorare con le prossime tecnologie. Per questi motivi risulta sempre più evidente la necessità di riformare le scuole italiane su una base digitale affinché gli studenti di oggi possano diventare lavoratori capaci nel domani.

L’esempio lampante della scarsa cultura digitale è quello di Immuni: la famosa app di contact tracing è uscita il 15 giugno in tutta Italia, ben 4 mesi dopo il lancio della “collega” sudcoreana. L’app si è rivelata anche un flop totale in termini di download. Come più volte dichiarato dai creatori, il 60% degli italiani avrebbe dovuto scaricare l’applicazione per un suo corretto funzionamento. Invece, secondo degli studi di Sensor Tower, solo il 7,2% degli italiani ha effettuato il download.

Le fondamenta per ripartire dopo questo periodo difficile verso un’Italia più digitalizzata sembrano buone. Riusciremo con i giusti investimenti a raggiungere i paesi più avanzati tecnologicamente oppure il gap sarà destinato a crescere di anno in anno?


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