La matematica che ha portato l'Italia sul tetto d'Europa


Donnarumma mentre para il rigore decisivo nella finale degli Europei.


Forse qualcuno rimarrà stupito nel leggere che i calci di rigore non sono solo questione di fortuna o di bravura dei giocatori. Ancora una volta è la matematica a dircelo: in particolare, il professor Ignacio Palacios-Huerta della London School of Economics ha condotto uno studio nel quale analizza circa 260 partite finite ai calci di rigore nell’arco di 30 anni. Dalle statistiche è emerso un risultato sorprendente, a primo impatto del tutto irrazionale. Dopo più 120 minuti di gioco, il fattore più determinante non è tanto l’essere la squadra di casa o meno, avere attaccanti tecnicamente forti o portieri con esperienza, quanto l’ordine con cui vengono tirati i calci di rigore: chi tira per primo ha il 60,5% di probabilità di vincere, mentre chi tira per secondo solo il 39,5%.

La ragione risiede nel fatto che chi tira per secondo ha una pressione maggiore, sente su di sè una responsabilità più grande perché sa già com’è andato il rigore precedente e quindi la possibilità di sbagliare aumenta. Senza di esse, la lotteria dei calci di rigore sarebbe equa, al 50 e 50 potremmo dire.


Il momento più decisivo risulta essere quindi il lancio della moneta da parte

dell’arbitro. È così che viene stabilito chi abbia una maggiore probabilità di

vittoria, e i capitani delle squadre lo sanno bene. Forse a qualcuno ora verrà

l’amaro in bocca ricordando i quarti di finale degli Europei del 2008, quando, ai

rigori contro la Spagna, Buffon sfidò la sorte e decise che avremmo tirato per

secondi. In quel caso i cugini iberici cominciarono per primi e vinsero ai rigori

4-2, come dimenticarlo. Probabilmente lo guardò male pure Cannavaro, che nella

finale dei mondiali del 2006 aveva fatto la scelta giusta. Per fortuna che questa

volta ci ha pensato Giorgio Chiellini a pareggiare i conti e a portarci sul tetto

d’Europa.


Fonte foto: Nazionale Italiana di Calcio



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