Le 14 miglia più importanti dello sport italiano




L’Inghilterra ha, da sempre, un fascino unico. Londra, in particolare, é una sintesi di milioni di cose: se camminiamo per le sue vie, ad esempio, non é raro, a distanza di poche centinaia di metri, passare dalle celebri “Terraced house”, le tradizionali case inglesi dal tetto a punta, alle luci accecanti di Piccadilly Circus, simbolo massimo della modernità del vecchio continente.

Continuando il nostro giro per la capitale albionica, potremmo incontrare, grazie al loro splendido “melting pot”, persone completamente diverse tra loro per cultura, provenienza, religione, abitudini, ideali politici e quant’altro.

Ecco, in questo meraviglioso crogiolo in cui si mescolano stili, esperienze e culture diverse, se noi oggi prendessimo la metro da Wimbledon, dopo essere usciti dal Central Court, salissimo in metro, sulla District Line fino a Paddington, per poi salire sulla Bakerloo fino alla fermata Wembley Central, troveremo la prima costante della piovosa città inglese: il tricolore italiano.


Sul prato intriso di storia di Wimbledon, infatti, Matteo Berrettini, 24enne romano, si giocherà, contro Djokovic, la finale del 134º slam londinese, la prima che vedrà di scena un italiano.

Mai nessuno, infatti, era riuscito a raggiungere l’ultimo atto dello slam più importante del tennis mondiale. Solo Pietrangeli, 61 anni fa, ci si era avvicinato perdendo però in semifinale.


Poche ore dopo, su un altro prato, altrettanto pregno di tradizione, a 14 miglia dalla casa del tennis mondiale, la Nazionale italiana di Calcio giocherà l’ultimo atto del campionato europeo proprio contro i padroni di casa.

Dopo il tracollo dovuto alla mancata qualificazione ai mondiali di Russia 2018, la nazionale, soprattutto grazie al sapiente lavoro di Mister Mancini, ha ritrovato la qualità, la grinta e l’entusiasmo che si erano inevitabilmente spenti dopo la sconfitta nel play-off contro la Svezia.


Il "Berretto" nazionale è già entrato nella storia del tennis italiano: è stato, infatti, il primo giocatore azzurro a vincere il "Queen's", il torneo più importante al mondo su erba dopo Wimbledon

Questi due sport non sono mai stati simili: sorvolando sulle ovvie differenze di regole, é innegabile che non ci siano stati quasi mai punti di contatto tra queste due discipline: il calcio, nato come sport del popolo, ha sempre esaltato la nazione con molti successi e i suoi idoli storici sono conosciuti anche da coloro che non seguono abitualmente le partite.

Il tennis, invece, é sempre stato lontano dallo spettatore, sia perché visto sempre come uno sport “aristocratico”, sia perché la massa non ha mai avuto modo di conoscerne i protagonisti (tranne Panatta, unica vera eccezione) a causa della bassa copertura mediatica, dovuta a sua volta dai magri risultati dei nostri giocatori e dal poco interesse per i giocatori stranieri.


Eppure negli ultimi anni questi due sport sono stati molto più vicini di quanto non si possa credere, quantomeno nel bel paese: il tennis, infatti, dopo generazioni di giocatori poco competitivi nella quale si esaltava un giovane vincitore di Wimbledon Juniores che “non avrebbe firmato per una carriera come quella di Federer”, che oggi ha già smesso senza mai a salire oltre il 142º posto (per maggiori info, cercare Quinzi su google, ndr), ha ricostruito ed é riuscito a creare una generazione di giocatori molto validi, alcuni già affermati come Berrettini, da anni ormai stabilmente nella Top 10 del tennis mondiale, alcuni ancora in fase di formazione come Sonego (1995), Sinner (2001) e Musetti (2002), il più giovane del gruppo ma già capace di strappare due set al Roland Garros ad uno degli alieni del circuito, Novak Djokovic.



Il motore di questa nazionale: l'incredibile forza del gruppo

Stessa cosa si può dire se parliamo del “Fútbol”, come lo chiamerebbe Adani in preda ad uno dei suoi tipici deliri da telecronaca.

La nostra nazionale, infatti, mentre cercava di aspettare eterni incompiuti intorno ai quali creare una squadra (ogni riferimento a Balotelli é puramente voluto), si é adagiata sul successo di quindici anni fa ed é entrata in una spirale di delusioni, fallimenti e brutte figure, culminate con la clamorosa mancata partecipazione a Russia 2018.

Certo, alcuni diranno che comunque negli ultimi dieci anni la nostra nazionale ha partecipato a più finali di quanto non abbiano fatto Germania, Portogallo, Belgio o la stessa Inghilterra; resta da considerare però anche come quella squadra arrivò all’atto conclusivo di Euro 2012 e di come venne distrutta in una delle finali più pesanti dal punto di vista del risultato (e fidatevi di uno che, da juventino, ne ha viste perdere tante).

Anche in questo caso, comunque, la nuova generazione composta da Barella (‘97), Chiesa (‘97) e Donnarumma (‘99), tra gli altri, sembra essere qualitativamente molto molto superiore alla precedente.



Foto di Spinazzola felice, giusto per far piangere i più sensibili. Torna presto, Spina!

ll tutto accade in una cornice particolare, quella della pandemiaI. I grandi risultati di Berrettini, della nazionale (ma anche dei Maneskin all’Eurovision), hanno un sapore particolare; il sapore di rivincita dopo un momento difficilissimo, in cui abbiamo dovuto stringere i denti, soffrire, stare distanti l’uno dall’altro e vedere questi grandi risultati, non fanno altro che aumentare il nostro orgoglio e creare un senso di unità nazionale di cui c’era davvero bisogno.

Ecco perché adesso occorre buttare il cuore oltre l’ostacolo (che in entrambi i casi é molto molto ostico), tentare l’impossibile per concludere al meglio due percorsi per certi versi molto diversi tra loro ma al tempo stesso molto simili.


Ecco perché, il tennis ed il calcio italiano, oggi, hanno similitudini che non avevano mai avuto prima e sono incredibilmente vicini, mai come prima d’ora, giusto a 14 miglia l’uno dall’altro.

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