Le reti criminali: comprenderle per combatterle


Come i dati ci possono aiutare a combattere la criminalità organizzata
Come i dati ci possono aiutare a combattere la criminalità organizzata

Capita sempre più spesso di parlare di Social Network riferendosi a tutte quelle applicazioni che ci collegano agli altri nel mondo virtuale. In realtà, le reti sociali sono molto più di questo. Una rete sociale, in generale, descrive dei gruppi di individui connessi da una qualche legame sociale. Anche le reti criminali, dunque, sono delle reti sociali.


Possiamo pensare alle reti criminali come un vero e proprio cervello con i neuroni, che rappresentano i componenti dell’organizzazione, e le sinapsi, che, invece, rappresentano i legami e le interazioni tra i vari componenti. Questo tipo di rete viene chiamata, appunto, rete neurale. All’interno di esse, il passaggio di informazioni tra i nodi (neuroni) avviene nel modo più efficiente possibile e, per questo motivo, è molto difficile penetrarvici. Questa visione delle reti criminali ha permesso, però, di poterle esaminare utilizzando l’analisi dei dati.


In linea teorica, infatti, avendo a disposizione una grande massa di dati riguardante diverse reti criminali, sarebbe possibile prevederne i comportamenti.

Come è facile immaginare, però, molte di queste informazioni sono volutamente occultate. Si pensi, ad esempio, al classico “pizzino” usato dalla mafia siciliana per le comunicazioni all’interno dei clan. Questi, così come ogni altro tipo di comunicazione, anche nel caso in cui fossero accessibili, non sempre riguardano personalità per cui valga la pena di continuare ad investigare.


È proprio questo l’oggetto di studio portato avanti da diverse università sparse in tutto il mondo: individuare i nodi essenziali all’interno di un’organizzazione criminale e riuscire, di conseguenza, a svolgere le indagini in modo da colpire i gruppi più influenti della rete. In questo modo, anche non riuscendo a colpire il nucleo della rete (nel caso della mafia siciliana, il cosiddetto “boss”), si riuscirebbe a rallentare le comunicazioni all’interno dell’organizzazione e a favorire il lavoro delle forze dell’ordine.


E tu, avevi mai pensato alle reti criminali in questo modo? Faccelo sapere nei commenti!


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