Qualcuno ha detto privacy?


computer, cellulare e cuffie
Questa sconosciuta

Come siamo passati dallo sbattere una porta in cerca di privacy, al fornire ogni tipo di dato h24? Benvenuti nell’Era digitale, e se ancora non lo aveste capito: i nostri dispositivi ci ascoltano.


Vi è mai capitato di intrattenere una conversazione con qualcuno nei pressi del vostro cellulare e trovare, subito dopo, pubblicità attinenti?


Per diverso tempo Facebook è stato accusato di ascoltare e captare informazioni da rivendere ad inserzionisti pubblicitari. Eppure, Mark Zuckerberg, messo alla gogna mediatica e interrogato dalle autorità americane, ha smentito la vicenda. Lo stesso Antonio García Martínez, il product manager del social dal 2011 al 2013, ha dissuaso l’opinione pubblica dal credere che il portale acquisisca informazioni del genere, adducendo come, altrimenti, i dati in gestione sarebbero nettamente superiori a quelli attuali e a ben credere, anche uno smartphone risentirebbe di una tale attività nel consumo di batteria.


Il successivo sospettato di “spionaggio” è sicuramente Google. Infatti, seppur il colosso del web necessiti di “ok Google!” per ascoltare, il microfono resta acceso in attesa del comando. Attenzione: l’esperienza personalizzata offerta, e sempre disponibile, ci costa privacy!


Tra le attività di Google, è possibile trovare in “Voce e audio” tutto il repertorio ascoltato e registrato dall’app per migliorare le prestazioni. Sarà inoltre possibile cancellare lo storico immagazzinato e negare ogni autorizzazione di accesso al microfono.


È l’Unione Europea a proteggere i nostri dati con un Regolamento (RGPD) in cui elenca i casi di possibile raccolta-utilizzo di informazioni sensibili, riconoscendoci, inoltre, il diritto all’oblio, al consenso informato e alla portabilità dei dati stessi. Nel caso in cui i nostri diritti non fossero rispettati, è possibile presentare denuncia direttamente al Garante per la protezione dei dati che, entro tre mesi, svolgerà indagini e darà risposta.


Conoscete le conseguenze di un consenso “sbrigativo”? Vi mancano gli anni in cui bastava chiudere la porta?

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