Riders, la grande attesa


Rider si prepara per la sua consegna

Figure emblematiche di un’epoca frenetica dove l’hic et nunc sembra essere un motto irrinunciabile sono loro: i riders. Ora più che mai è necessario un approfondimento sulle loro richieste, loro che allo scoppio della pandemia si sono ritrovati a svolgere servizi di pubblica utilità senza alcuna certezza. La loro mansione è quella di consegnare a domicilio ordini, per lo più di generi alimentari, ricevuti, nella maggioranza dei casi, tramite specifica piattaforma digitale. Il rider può lavorare per società di delivery oppure per esercizi commerciali, con il proprio mezzo di trasporto e gestendo in autonomia ogni consegna.


La problematica pressante relativa a questo tipo di attività è la sua collocazione in una categoria piuttosto che in un’altra secondo gli schemi tradizionali del diritto del lavoro. Che tipo di lavoratori sono: autonomi, subordinati? In alcuni casi si è optato per definizioni ibride ma l’assenza di chiarezza ha in questi anni condotto a sfruttamento, assenza di tutele e derive illegali.


La pandemia ha acceso un faro su chi, in città obbligate al deserto, ha consentito movimento economico molto spesso in assenza di sufficienti protezioni, di compensi adeguati, di assicurazioni e del famigerato diritto alla disconnessione.

La firma del Protocollo di intesa lo scorso 24 marzo tra le principali piattaforme multinazionali di delivery e le sigle sindacali, con la previsione anche della creazione di un organismo terzo che vigili effettivamente sulle condizioni dei lavoratori, non ha fermato lo sciopero. Il no delivery day è un appello dei riders per diritti, equità, compenso adeguato ed un vero contratto collettivo nazionale al fine di uscire dal loro limbo. Uno dei colossi delle piattaforme di delivery ha da poco aperto a contratti subordinati e a tutto ciò che questo comporta: paga oraria minima non più basata sulle consegne, ferie, malattia, integrazione salariale in caso di infortuni, tfr, rimborsi per chi utilizza mezzi propri, maggiorazioni per il lavoro notturno.


Arriverà una regolamentazione nazionale a stretto giro?


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