Scelte nostre o influenzate dagli algoritmi?

Autore: #FlorianKarici



Oggigiorno quando sentiamo parlare di algoritmi, di riflesso, pensiamo immediatamente a computer, intelligenze artificiali ed altre tecnologie moderne. È credenza comune che ormai modellino molti aspetti delle nostre vite, ma la maggior parte di noi non riuscirebbe nemmeno a darne una definizione corretta.


Un algoritmo è una sequenza ordinata di istruzioni che serve ad elaborare dati e risolvere un problema nel modo più efficiente possibile. Ogni volta che eseguiamo una ricerca su Google, guardiamo il nostro feed di Facebook o utilizziamo il GPS in auto, interagiamo con un algoritmo.

Gli algoritmi sono ormai fondamentali in qualsiasi settore: possono suggerirci cosa comprare online, quale film vedere, come programmare turni di lavoro, e ci aiutano persino a scegliere il partner con un semplice swipe a destra e così dicendo. Tutto questo è reso possibile dalla mole di informazioni che noi stessi forniamo alle applicazioni, non curanti di come esse verranno sfruttate e archiviate.


Un uso improprio di questi algoritmi, associato talvolta alla scarsa privacy dei dati che gli utenti forniscono, può causare danni incalcolabili. Ne è esempio lo scandalo di “Cambridge Analytica”, con 87 milioni di profili Facebook dati in pasto ad algoritmi ed intelligenze artificiali al fine di influenzare il risultato delle elezioni presidenziali americane. A questo si uniscono anche le numerose fake news create ad hoc da bot automatici per manipolare l’opinione pubblica attraverso l’uso di social network. Tuttavia, sono innegabili i benefici che possono derivare da un corretto utilizzo degli algoritmi. Lo sta dimostrando anche l’emergenza attuale, con governi e organizzazioni sanitarie intenti a sviluppare tecnologie ed algoritmi per condurre studi epidemiologici sul coronavirus e prevedere la sua diffusione tra la popolazione.


Non ci sono più dubbi sul fatto che lo sviluppo degli algoritmi abbia potenzialità quasi illimitate, ma rimangono molti scetticismi sull’impatto che avranno in futuro. Non stanno forse erodendo la nostra capacità di pensare e decidere da soli?




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