Seaspiracy: esiste la pesca sostenibile?


L'analisi dell'ultimo documentario ambientalista targato Netflix
L'analisi dell'ultimo documentario ambientalista targato Netflix - Foto: Netflix

Il regista Ali Tabrizi presenta al pubblico il suo docu-film “Seaspiracy”, il cui gioco di parole (“sea”, mare e “conspiracy”, cospirazione) si riferisce all’omertà che circonda uno dei più grandi problemi esistenti al mondo, facendo indirettamente intendere che l’approccio che la popolazione mondiale ha verso gli oceani necessita di un cambiamento.

L’obiettivo del regista non è quello di informare a livello scientifico, ma scioccare attraverso registrazioni nascoste, dati ed interviste, facendo riflettere su quanti e quali danni provocherebbe anche la pesca più sostenibile di tutte.


“Tabrizi espone affermazioni fuorvianti, utilizzando interviste fuori contesto e statistiche errate”, afferma il The Guardian, riferendosi all’architrave del suo ragionamento, ovvero che gli oceani saranno vuoti nel 2048.

Ma come sostiene il Professor Roberts dell’Università di Exeter, “il film non è stato fatto per fini scientifici ma per sottolineare come stiamo facendo enormi danni all’oceano, perché che si tratti del 2048 o del 2079, la traiettoria è nella direzione sbagliata”


Ali Tabrizi affronta anche il principale gruppo di certificazioni dei frutti di mare, il Marine Stewardship Council (MSC), organizzazione no-profit che sostiene la pesca sostenibile e combatte la cattura accidentale, la pesca eccessiva e la distruzione degli ecosistemi marini; il regista evidenzia però come la sua etichetta sia solamente legata a fini economici.


Le Nazioni Unite hanno riconosciuto l’impatto positivo che il film ha avuto nel sostenere la biodiversità degli oceani, perché perché viene mostrato l’inquinamento presente, vengono mostrate immagini drammatiche di delfini e balene massacrati e sostiene come la pesca commerciale non porti alcun rispetto per gli animali marini e gli uccelli.


Seaspiracy deve far riflettere che la gestione attuale della pesca, a lungo andare avrà delle conseguenze dannose.

Per ridurre i danni sarebbe opportuno collaborare fra paesi attuando politiche di ripopolamento e limitarci ad una pesca di prossimità.


Quindi, esiste la pesca sostenibile? Dovremmo smettere di mangiare pesce?

Post recenti

Mostra tutti
Iscriviti al sito

Il tuo modulo è stato inviato!