Shattered Glass: una Favola da raccontare


Hayden Christensen protagonista del film Shattered Glass (2003).

Autore: #MartaAllegri

Quanti di voi sono in grado di raccontare una favola così bene da renderla verosimile per chi vi ascolta? Beh, se fossimo davvero tutti dei grandi cantastorie potremmo aspirare a diventare come Stephen Glass, in breve uno dei più grandi ciarlatani della storia. Ex giornalista, alla fine degli anni ‘90 Glass scriveva per una delle più importanti testate americane: The New Republic. La sua capacità era nota ai più, scriveva di storie che arrivavano a toccare il limite del bizzarro ma che per molti costituivano importanti fatti di cronaca sociale e politica dell’epoca. Esemplare il caso del suo articolo “Spring Breakdown” (bollato in seguito come pieno di panzane), nel quale Stephen scrisse di un gruppo di giovani repubblicani dediti all’abuso di alcool, droga e prostituzione durante il convegno organizzato dal partito.

Ma come ogni astuto mentitore, le prove a suo discapito erano tanto false quanto vere agli occhi di chi credeva in lui. Fu soltanto nel maggio del 1998 che le cose cominciarono a cambiare. Intenzionato a parlare di una storia sensazionale, Stephen raccontò di un ragazzino del Nevada che, dopo aver hackerato la rete informatica di un’azienda molto importante, la Jukt Micronics, avrebbe ricevuto un’offerta di lavoro dall’azienda stessa per migliorare le performance della rete informatica (appena violata). La rivista Forbes, sospettosa dell’accaduto, investigò sulle fonti citate da Stephen e vide che non corrispondevano per niente alla realtà dei fatti. Inutile dire cosa successe in seguito: Stephen fu licenziato e sparì dalla scena. Successivamente il New Republic rivelò che almeno 27 dei suoi 41 articoli erano stati plagiati e/o falsificati. Per rimediare al misfatto, il giornale decise così di inviare una lettera di scuse ai lettori che erano stati vittime dalle fake news del giornalista.

La storia di Stephen, raccontata dal film Shattered Glass, non sembra poi essere così lontana dalle vicende di cui assistiamo ogni giorno. Tuttavia, oggi come ieri, la migliore arma contro le bufale resta il nostro cervello. Quindi perché non usarlo?

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