Storia di due città

Autore: #Andrea Bellini

Alla scoperta del derby di Edimburgo

Il calcio in Scozia è parte integrante della societá, della sua gente, nonostante il livello qualitativo non eccelso lo releghi in secondo piano rispetto alla dominante Premier League inglese. Quando si parla di calcio in Scozia immediatamente si pensa alle due grandi squadre che, soprattutto nel secolo scorso, ne hanno rappresentato l’identitá a livello europeo, Celtic e Rangers. Immediato è quindi il rimando ad uno dei derby piu incandescenti del panorama calcistico mondiale, l’Old Firm. Lo scontro religioso e ideologico, ancora prima che calcistico,

che incarna lo spirito di questo Paese fa però da cornice ad un altro infuocato derby che spesso passa in secondo piano.


Due squadre si contendono la citta di Edimburgo, Hibernian (soprannominati Hibs) e Heart of Midlothian (Jamboos). I primi, il cui nome deriva dal latino Hibernia, ovvero la parola con cui i Romani denominavano l’Irlanda, furono fondati nel 1875 dalla comunitá cattolica Irlandese, mentre i secondi un anno piu tardi, dagli Unionisti protestanti. Non deve dunque soprendere che, anche in questo caso, la rivalitá poggi su un passato di scontri ideologici e religiosi. Tuttavia il costante confronto tra queste due realtá assume un identitá diversa da quella dell’Old Firm di Glasgow. Si tratta di un confronto soprattutto sociale, il classico borghesia vs proletariato. I Jamboos sono storicamente appartenenti ai ceti piú agiati, mentre gli Hibs rappresentano orgogliosamente la working class. È possibile addirittura definire la divisione a livello territoriale: la zona sud-occidentale della città, in particolare il quartiere di Gorgie, supporta gli Hearts, mentre il cuore del quartiere nord-orientale di Leith, raccontato da Irvine Welsh in Trainspotting, batte per gli Hibs. Dal 1896, anno in cui gli Hearts vinsero la Scottish Cup battendo in finale proprio gli Hibs la competizione tra queste due squadre è sempre stata il motivo principale di scontro. Gli sfottò tra tifoserie spesso e volentieri scavano nel passato (non troppo glorioso) di entrambe e riportano alla luce ricordi tormentati, come i 114 anni senza vittorie in coppa di lega degli Hibs (1902-2016), il cui punto piu basso è stato con ogni probabilitá la sconfitta in finale di Scottish Cup del 2012 proprio contro gli Hearts. L’1-5 finale e il successo in uno dei rari giorni di sole scozzesi d’altra parte rappresenta uno, se non IL, momento topico della storia del club in maglia granata.

Vivendo ad Edimburgo da tempo la natura particolare di questa rivalitá mi ha sempre incuriosito. Ricordo che discutendo di calcio con il mio barbiere, tifosissimo Hearts, questi passò una buona parte della conversazione ricordando quella famosa finale di coppa del 2012. Di come fosse allo stadio (Hampden Park, Glasgow, ndr) con la figlioletta in spalla a sventolare la sciarpa con i colori della sua squadra del cuore, cantando a squarciagola l’inno della squadra assieme a migliaia di altri tifosi per festeggiare la vittoria. Quella sciarpa fu poi appesa sopra al caminetto, custodita gelosamente. Non l’ha mai piú utilizzata per paura di sciuparla. Mi disse che ogni qualvolta sente la necessitá di staccare mentalmente guarda la sciarpa, la accarezza, se ne passa il tessuto soffice tra le dita, a volte perfino ne annusa l’odore. È sufficiente per rievocare ricordi piacevoli. Cosa puo dare piu soddisfazione di “festeggiare la coppa contro quei poveracci (Hibs) e per di piú in casa dei maledetti Weegies (derogativo per abitanti di Glasgow)?”.


I due club non condividono però solo momenti idilliaci. Nel 2015 Hibs-Hearts fu un derby di seconda divisione. L’anno prima il fallimento societario degli Hearts costò una penalizzazione in classifica e la conseguente retrocessione. I tifosi Hibs festeggiarono la notizia sbeffeggiando i rivali, salvo poi rimpiangerlo qualche settimana piú tardi quando la squadra si ritrovò penultima e, perdendo lo spareggio salvezza, raggiunse i rivali in seconda divisione condividendone ironicamente il destino. “È sempre cosi con gli Hibs” mi confessava quasi rassegnato un cliente della palestra dove lavoro. “Non si può stare tranquilli, quando pensi che possa essere la volta buona ecco che lo prendi in quel posto”. Ma è vero anche il contrario. Nel 2016, ancora in seconda divisione, gli Hibs riuscirono a vincere la Scottish Cup battendo in finale i Rangers con un goal nei minuti di recupero. “Una vittoria inaspettata. La gioia piu grande degli ultimi anni”.

Riflettevo recentemente sui parallelismi tra il modo di vivere il calcio in Scozia e l’attitudine nei confronti della vita da parte della sua gente. È un modo di interpretare la vita che puo essere ruvido e duro, proprio come il suo clima, eppure al tempo stesso caldo e passionale, come un buon bicchiere di Scotch. Di una passione viscerale, che poggia le proprie radici in un passato di scontri ideologici, politici e religiosi. Pensavo a come il calcio in Scozia sia espressione della natura stessa del Paese, costantemente in secondo piano rispetto all’Inghilterra, per la quale riserva sentimenti tutt’altro che amorevoli, e costantemente alla ricerca di sé stessa e della propria identitá (il Partito Nazionale Scozzese SNP in carica spinge da tempo per un secondo referendum sull’indipendenza). Poi riflettevo piú nello specifico sul rapporto tra Edimburgo e Glasgow. Pensavo alla storia di due cittá disanti 70km così simili eppure così diverse, quasi a completarsi. La prima attraente, la capitale politica, con un centro storico dichiarato patrimonio UNESCO, i verdi colli a circondarla e a regalarne un paesaggio unico, eppure caratterizzata un mercato relativamente ristretto. L’altra piu grigia, meno affascinante ma piú popolosa e con mercato piú ampio e sviluppato.


Pensavo alla storia di due cittá nella cittá, due realtá diverse che insieme ne compongono una sola. Glasgow come Edimburgo. Celtics e Rangers come Hibs e Hearts. Di come le persone interpretino la propria esistenza in modo diverso, eppure alla fine si uniscano intorno alle stesse semplici cose. Infine pensavo a come qualcosa cosi naturale come tirare calci ad un pallone possa rappresentare una realtá cosi complessa, incarcarne l’identitá, lo spirito. Di come in un mondo in costante evoluzione di fronte ad un futuro difficile ed incerto si possa forse trovare gioia e sicurezza in gesti semplici come guardare ad una sciarpa appesa sopra al camino.

E voi che ne pensate? Lo sport può essere un mezzo per ritrovare serenita nelle piccole cose?

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