Un Immenso Patrimonio a Rischio

Autore: #MartaAllegri




“L’Italia possiede il 70% del patrimonio culturale mondiale”, quante volte abbiamo sentito questa frase?

Tuttavia, non è un fatto recente. Durante la legislatura del IV° Governo di Berlusconi, nelle case degli italiani risuonava lo spot “Magica Italia, con l’obiettivo di rilanciare il turismo dell’arte e la cultura nel nostro paese.


Prescindendo da spot e da reclami, i dati sul patrimonio artistico del bel paese sembrerebbero essere ben altri.

Secondo la World Heritage List, l’Italia possiede circa il 5% del patrimonio culturale globale: 55 siti culturali e naturali rispetto ad un totale mondiale di 1121 siti dislocati in 167 paesi nel mondo.

Fin dal 1972 l’Unesco, assieme a tutti gli stati aderenti all’iniziativa, in collaborazione con l’ICCROM, ICOMS, IUCN, incoraggia la comunicazione, l’educazione e la protezione delle aree di interesse culturale con l’obiettivo di dar voce al controverso rapporto tra l’uomo e la natura.


Negli ultimi anni la mission di questi enti si è sempre più rivolta verso lo sviluppo sostenibile ed il coinvolgimento sociale delle piccole comunità locali. Proprio in occasione del 40° anniversario della Convenzione del Patrimonio Mondiale, tenutosi nel 2012, l’intervento del direttore dell’Unesco, Kishore Rao, ha segnato una volta per tutte la crescente rilevanza dei cambiamenti climatici rispetto alla gestione dei siti culturali, naturali e misti ritenuti potenzialmente a rischio.


Infatti, secondo il World Heritage Outlook 2014, redatto dall’International Union for Conservation of Nature (IUCN), circa il 37% dei siti Unesco risulta classificato come area a rischio: di questi ben l’8% addirittura passibile di calamità naturali.

Conscia di questo pericolo, la direttrice generale dell’IUCN, ha invitato più volte gli stati virtuosi a stringere una partnership con i paesi ritenuti maggiormente a rischio al fine di adottare le best practices in tema di conservazione e tutela del territorio.


La lotta per la conservazione del territorio e dei siti culturali è in atto.

Riuscirà l’Unesco in partnership con gli stati ad assicurare la corretta tutela delle bellezze che ci circondano?


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