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UNA FIUMARA D’ARTE

Autore: #CaterinaMartinelli

UNA PRECISAZIONE

Fiumara d’arte è un tipico esempio di arte ambientale, ma cosa si intende con questo termine? “Ambiente” va inteso come luogo risultante dall’insieme dei suoi caratteri monumentali (palazzi, vie, paesaggi), storici, antropologici, sociali. Dal confronto-dialogo dell’artista con queste “invarianti” nasce l’opera che si identifica perciò con una pratica del tutto lontana dal semplice collocare una scultura già realizzata.

In questi termini, tale operatività svolge una funzione costruttiva poiché capace di ridisegnare nuove realtà (economiche, sociali, culturali…) rispetto a quella esistente, di aprire possibilità di riconfigurazione del luogo.



LA VICENDA

Fiumara d’arte è un parco di sculture nella provincia di Messina, chiamato così perché segue il percorso del fiume Tusa alternando tratti di rocciosa e intatta sconfinatezza a rigogliosa vegetazione nel costante contatto visivo con il mare.

Questo museo all’aperto nasce dall’iniziativa di Antonio Presti, imprenditore attivo in ambito immobiliare, già collezionista di arte contemporanea. Gravato da problemi economici e segnato dalla perdita del padre nel 1982, come celebrazione del suo ricordo, commissiona un’opera a Pietro Consagra con l’idea di offrirla a tutta la comunità collocandola alla foce della fiumara.

Il progetto ben presto muta di segno e comincia a definirsi in un vero e proprio parco di sculture grazie al coinvolgimento di vari artisti. Presti chiarisce subito che il punto in comune, oltre che la condizione stessa d’esistenza di tutti gli interventi dovrà essere il rapporto tra i linguaggi del contemporaneo e i luoghi in cui questi agiscono.



Nel 1986 l’annuncio ufficiale della realizzazione del museo a cielo aperto coincide con l’inaugurazione della prima scultura di Consagra. Seguiranno tutte le altre: Paolo Schiavocampo realizza una scultura in connessione con un progetto di rifacimento stradale finanziato dallo stesso Presti, nel 1988 con un concorso vengono scelti i bozzetti di Antonio Di Palma e Italo Lanfredini. Nel 1989 viene inaugurata l’opera di Tano Festa dedicata al fratello comparso, insieme a quella di Hidetoshi Nagasawa.

Il 1991 è la volta di l’Atelier sul mare, un albergo a Castel di Tusa le cui camere vengono realizzate da vari artisti. Ogni opera diviene dimora ed è a tutti gli effetti vivibile, facendo di questo luogo un vero e proprio museo abitabile.

Il battesimo del parco, che ormai cominciava ad assumere una forma propria, coincide però con una lunga querelle giudiziaria fatta di sequestri, provvedimenti per abusivismo e processi giudiziari. La vicenda si concluderà solamente 25 anni dopo, nel 2006, con l’effettivo riconoscimento del parco che oggi dispone di dodici opere.




LE OPERE

Sotto lo sguardo del caldo sole siciliano, nei vasti spazi che in un tempo lontano videro lo scorrere rigoglioso del fiume Tusa tra i monti Nebrodi fino alla viva città di Halesa, memore di epoche passate, alla foce della Fiumara sorge La materia poteva non esserci di Pietro Consagra. Pietra fondativa dell’impresa prestiana, l’opera con le sue due enormi arcate si libera sospesa nell’aria in un magico senso di leggerezza che contrasta con il peso del cemento armato che le dà corpo.

Il colore bianco verso il mare, quello nero verso la montagna: la scultura vive di contrasti ma l’effetto è una mistica conciliazione con l’aspro paesaggio. La luce che filtra attraverso alle arcate è la vera protagonista.

Una curva gettata alle spalle del tempo ci propone una riflessione sullo scorrere del tempo ed è, allo stesso momento, una speranza per la costruzione di una strada più sicura di quella accanto a cui l’opera si colloca. Schiavocampo le imprime una forma dinamica che varia al passaggio del vento, è organica, vive; ci invita ad attraversarla e una volta entrati nella curva tutto si ferma, si deforma. Qual è la direzione, la meta? Tutto diventa astrazione.

Sul lungomare di Margi una Finestra sul mare incornicia cielo e mare e ne esalta le declinazioni blu che assumono durante la giornata; un prisma nero la attraversa, è un corpo che abbandona la terra e si innalza verso l’alto; è palpabile tutta la commozione con cui Festa aderisce al progetto nella possibilità di ricordare il fratello da poco scomparso con un omaggio di dimensioni monumentali: un saluto commovente “per un poeta morto” risuona tra le onde.

All’opposto, su un promontorio una piramide realizzata da Mauro Staccioli osserva il mare da lontano e segna il 38° parallelo; questo è un luogo di pazienza che attende tutto l’anno l’arrivo del giorno più lungo: è in quel momento che la luce filtra al suo interno e la struttura si apre ad accogliere la comunità in festa per il “rito della luce”. Una sorta di ritiro laico, luogo del pensare individuale. Spazio mistico e intimo come la Stanza di Barca d’oro di Nagasawa: in una piccola gola nei pressi di Mistretta, lontano dai consueti percorsi, si cela una sorta di sepoltura antica che sembra custodire il segreto della vita. Doveva infatti esser vista dai presenti il giorno dell’inaugurazione e chiusa per sempre, regalata alla terra che l’avrebbe custodita. La stanza racchiude l’eterno in questo spazio-zero in cui si vive il momento creativo intuendo la coesistenza di inizio e fine che si incontrano nel medesimo punto.



Se ci addentriamo ancora nell’entroterra, su di un’altura raggiungibile attraverso un viottolo possiamo trovare un segno archetipo sinuosamente adagiato sulla collina. Il Labirinto di Arianna di Lanfredini è architettura del mito, il suo sviluppo orizzontale è interrotto solamente da un elemento che svetta e ci invita ad entrare. Subito comprendiamo che quel percorso è un viaggio all’interno di noi stessi, siamo soli in un misterioso conoscersi di cui solo il cielo è testimone.

Infine, un’Energia Mediterranea interrompe la quiete della collina dove porta il rumore delle onde di quel mare che si vede in lontananza, come l’esplosione di quell’orizzonte condensato nel momento in cui le acque sono gonfiate dal vento. Di Palma restituisce in immagine quella segreta unione di montagna e mare, identità ed estremità del percorso di Fiumara.



A Fiumara sei al cospetto del cielo, in solitudine, fuori dalla storia.

A Fiumara, come dichiarava Consagra, non si può essere arbitrari, bisogna essere decisi e avere un coraggio da leone. Sì, perché Fiumara d’arte è prova del valore di un’arte che sa vincere sui problemi del contingente e i suoi inciampi giudiziari, che senza paura sa occupare spazi legati al nome della mafia nobilitandoli, che riesce a configurandosi come spazio di costruzione d’identità e di un senso di appartenenza per la comunità.

Quella della Fiumara è un’arte che ha coraggio e passione, e allora se riusciamo ad avvicinarla, se riusciamo a comprenderla, può comunicarci qualcosa? Ma soprattutto, può insegnarci qualcosa?

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- I luoghi del contemporaneo presenti in tutta Italia:

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