Eurobond ed altre creature fantastiche

Autore: #SimoneAncillotti



In queste settimane di acceso dibattito politico, una cosa è certamente mancata nello scenario italiano: la chiarezza. Si è a lungo parlato di Eurobonds (chiamandoli anche Coronabonds) tralasciando dettagli importanti.


Politici e media si riferiscono verosimilmente a titoli di debito emessi da un soggetto sovranazionale comunitario, che si indebiterebbe a nome proprio generando un’emissione simultanea di debito per tutti i paesi dell’eurozona. Tre parole: mutualizzazione del debito.


Questa pratica ha però implicazioni importanti. Il Tesoro degli Stati Uniti può emettere i T-Bills (“paragonabili” agli eurobonds) perché può tassare i singoli stati e decidere dove spendere. L’UE non ha questo potere e sarebbero necessarie cessioni di sovranità fiscale da parte degli stati per conferirglielo. Questo comporta la modifica dei trattati europei che deve passare dai Parlamenti nazionali, procedura molto complessa. Nel breve periodo titoli europei possono essere emessi solamente attraverso un fondo di garanzia. Caso diverso poiché il debito sarebbe contratto solo da chi ne facesse richiesta.


Per motivi pragmatici l’UE sembra propendere per quest’ultima opzione. Infatti, nella dichiarazione ufficiale rilasciata il 23 aprile dal presidente del Consiglio Europeo, non viene menzionata alcuna mutualizzazione del debito. Si parla invece del Recovery Fund, un fondo di garanzia, appunto, attraverso il quale verrebbero emessi titoli di debito (Recovery Bonds) per poi distribuire i fondi raccolti ai paesi richiedenti. Il Sud Europa, Italia compresa, chiede i suddetti fondi sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto sulle quali pagare degli interessi, magari perpetuamente. Paesi Bassi, Austria ed altri spingono invece per dei prestiti agevolati che offrirebbero all’Italia scadenze lunghe e un risparmio su interessi di circa €1 mld ogni 100. Le idee contrastanti dei due schieramenti – con la Germania mediatrice – potrebbero convergere in un mix di sovvenzioni e prestiti.


Un intervento massiccio (almeno €1000 mld) per la ripresa quindi ci sarà, mancano però i dettagli. Quale sarà la posizione che alla fine prevarrà?




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