Il Cuneo Fiscale

Autore: #FrancescoVitale



Così come definito dall’OCSE nel report annuale “Taxing Wages” sulla tassazione del lavoro nei vari paesi membri, il cuneo fiscale misura la differenza tra il costo del lavoro per il datore di lavoro e la corrispondente retribuzione netta del lavoratore. Tale differenza equivale alla somma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dei contributi previdenziali a carico dei dipendenti e dei datori di lavoro, al netto delle prestazioni in denaro ricevute, ed il suo valore è espresso in percentuale del costo del lavoro per il datore di lavoro.


In Italia, per calcolare il cuneo fiscale bisogna partire dalla RAL (Retribuzione Annua Lorda), la quale considera nel suo computo tutti gli stipendi lordi percepiti dal lavoratore nell’anno solare, ossia gli stipendi al lordo delle tasse (IRPEF) sul reddito da lavoro e dei contributi previdenziali (INPS) a carico del dipendente. Alla RAL vanno aggiunti i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, i quali ammontano in media a circa il 31% della RAL stessa e comprendono i contributi versati all’INPS, ossia quei contributi che attribuiscono al lavoratore il diritto alla pensione, e all’INAIL, questi ultimi a titolo di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali.


Ottenuto in tal modo il costo del lavoro per il datore di lavoro, sottraendogli la retribuzione netta percepita dal dipendente e rapportando il risultato allo stesso, si ottiene il cuneo fiscale, che in altre parole esprime il rapporto tra tutte le imposte sul lavoro ed il costo del lavoro complessivo.


Nel 2019, considerando un lavoratore single e senza figli che percepisce un salario medio, il cuneo fiscale medio nell’area OCSE è stato del 36%, segnando una diminuzione di 0,11 punti percentuali rispetto al 2018, mentre l’Italia ha registrato un cuneo fiscale del 48%, risultando il terzo paese con il valore più alto, preceduto soltanto da Germania (49,4%) e Belgio (52,2%). I paesi con i valori più bassi sono stati invece Cile (7%), Nuova Zelanda (18,8%) e Messico (20,1%).


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