La chirurgia mini-invasiva: in Italia abbiamo 128 robot, siamo tra i primi in Europa



Fondata negli anni ’80 con uno dei primi prototipi di robot, la chirurgia mininvasiva robotica conta ad oggi oltre 6 milioni di operazioni con circa 5600 robot in dotazione negli ospedali più grandi del mondo, di cui più di 3500 in Europa.


Nel 1990, lo Stanford Research Institute (SRI), uno dei principali istituti di ricerca no profit americani ricevette fondi dal National Institutes of Health per lavorare ad uno dei primi robot. L’SRI sviluppò un prototipo che catturò l'attenzione della Defense Advanced Research Projects Agency, per l'eventuale uso possibile della tecnologia nella chirurgia a distanza tra medico e soldato sul campo. Nel 1994 il Dr. Moll, chirurgo di Seattle, si interessò al sistema SRI e insieme ad altri due imprenditori, decise di acquistarne i brevetti e di fondare la nuova società Intuitive Surgical Devices, Inc.


L'azienda ridefinì il SRI System in un prototipo a nome Lenny (come Leonardo, il grande genio toscano del Rinascimento) pronto all’uso già nel 1997 e continuarono, poi, creando diversi robot sempre più funzionali fino al risultato finale del Da Vinci Surgical System.


In ogni modello di robot il chirurgo, fisicamente lontano dal campo operatorio, è seduto a una postazione dotata di monitor e comandi, muove i bracci del robot con dei joystick, collegati agli strumenti operatori (bisturi, pinze), che vengono introdotti attraverso piccole incisioni. La grandissima rivoluzione è di avere la possibilità di fare dei movimenti con le “mani” in oltre 7 assi di movimento con una rotazione di oltre 540°.


Ad oggi in Italia abbiamo 128 robot: nel 2019 sono stati effettuati più di 23.810 interventi con il robot da Vinci, oltre 12mila in ambito urologico, come per trapianto di rene da donatore vivente.


Il costo del Da Vinci, circa 2 milioni di euro, non sembra impedirne la sostenibilità, almeno per i centri che svolgono almeno 200 operazioni all’anno: un paziente operato per un intervento di prostatectomia (rimozione della prostata) dopo due giorni può essere già dimesso, permettendo non solo un beneficio in termini di salute per i pazienti, ma anche un risparmio in termini di giorni di degenza.

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