La guerra dei monumenti

Autrici: #CaterinaMartinelli e #ViolaBuzzoni


Sacrario militare di Redipuglia, 19 settembre 1938


I monumenti si inseriscono nei luoghi come forze centripete alla ricerca dell’attenzione dell’osservatore per condurlo ad una riflessione sulla memoria. Ciò è possibile grazie alle loro peculiari caratteristiche formali: soprattutto grandezza, solennità e pathos.


Redipuglia è uno dei monumenti per eccellenza; si impone con forza nel contesto in cui si inserisce divenendo esso stesso luogo.


È costituito da una struttura che rievoca l’Altare della Patria e simboleggia l’esercito che scende dal cielo verso la Via Eroica, una strada lastricata in pietra delimitata da 38 targhe in bronzo con i nomi delle località carsiche contese durante la Grande Guerra.


Seguono le maestose tombe dei generali e i 22 gradoni contenenti, dentro dei loculi sormontati dalla scritta “Presente”, le spoglie di militari identificati.


A coronamento si ergono, poi, due grandi tombe che custodiscono i corpi di soldati ignoti, una piccola cappella e tre croci in bronzo che rimandano all’immagine della crocifissione di Cristo.


Sulla collina di fronte nel 1923 era stato costituito il cimitero militare di Sant’Elia, smantellato nel momento in cui le salme dei caduti vennero traslate nel loro nuovo luogo di riposo: il sacrario di Redipuglia.


Per la costruzione di quest’ultimo, come accadde per quasi tutte le opere architettoniche di epoca fascista, la mobilitazione fu enorme e la collina di fronte al vecchio cimitero militare, venne demolita con numerose esplosioni. Inutile dire che l’impatto sul paesaggio fu notevole.


In tutto il XX secolo numerosi sono stati i casi di monumenti alla memoria la cui distruzione ha causato dibattiti senza fine. Così come a lungo ci siamo chiesti se fosse giusto mantenere opere che richiamassero una parentesi controversa come quella del ventennio fascista.


Nei mesi scorsi, a seguito della morte di George Floyd, in America e in Europa sono stati smantellati o danneggiati molti monumenti dedicati a personaggi legati, anche lontanamente, ad episodi di ingiustizia razziale.


E tu, avresti mai pensato che il confine fra censura e memoria fosse così labile?




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