Calcio di chi?


L'ultima rivoluzione del calcio professionistico
L'ultima rivoluzione del calcio professionistico

Si parla di Superlega e di UEFA, come tutti oggi, e di come (potenzialmente) il calcio si stia rivoluzionando. E tutti si domandano, sarà meglio o peggio? Fare predizioni su qualche comunicato stampa è sempre una cosa poco saggia, e le somme vanno sempre tirate alla fine dei giochi. Ci sono però alcuni punti di discussione importanti che si possono definire già da ora. Tutti questi punti riguardano la globalità del calcio, il cosiddetto “Global Game”.


Le 12 squadre fondatrici chi rappresentano?

Non è una domanda scontata. Le 12 squadre fondatrici, con una fanbase globale di miliardi di tifosi, vantano brand e blasone internazionali, legati alle loro storie di successi e popolarità calcistica. Lo so, successi opinabili in alcuni casi (non me ne vogliano Tottenham e Atletico Madrid se penso a loro). Eppure i crudi numeri stanno dalla loro parte. Ci sono però dei dati interessanti: 8 di queste 12 squadre hanno una proprietà straniera, extra europea. Mentre molti tifosi nel mondo gongolano per questa nuova competizione, molti supporter locali si sono già impegnati con forti proteste (Premier League su tutti). E’ forse il giorno dell’ufficialità di un calcio veramente mondiale? E se così fosse, quanto di Madrid rimarrebbe in Atletico e Real? Forse il Barcelona o il Chelsea andrebbero chiamati i Blaugrana e i Blues? Ma anche qui, se così fosse, cosa rimarrebbe di quel blasone creato attraverso anni di successi nel vecchio mondo del calcio?


E’ solo una questione di soldi?

In questo caso la risposta più scontata da dare è . E ancora ragionandoci un po’ di più la risposta è sempre sì. Anche se non bisogna cadere nell’errore di identificare un buono ed un cattivo tra la UEFA e la superlega. In un calcio globale, in linea con il trend di globalizzazione attuale, l’obiettivo è massimizzare il profitto espandendo la portata del prodotto e i suoi ricavi. Le squadre fondatrici hanno trovato un modo di farlo (investimento iniziale di 3,5 miliardi per la partecipazione) e hanno bidonato la UEFA in cambio del crudo denaro. Attenzione però, la FIFA (mamma della UEFA) ha organizzato un mondiale in Qatar. Anche qui tutti gli indizi suggeriscono che sia stato fatto ciò per massimizzare i profitti. Nell’adattarsi in un ecosistema che premia il ricavo finanziario, UEFA e Superlega lottano per il proprio interesse. Quindi difficilmente un “farlo per i tifosi” può essere una dichiarazione credibile.


E per i tifosi?

Quindi cosa cambia per i tifosi? Difficile da dirsi, ma di sicuro il tifoso tradizionale cambierà per sempre. Sapere che Real-United sarà una partita da poter vedere più volte l’anno, ogni anno, ne farà perdere probabilmente l’appeal. I playoff per aggiudicarsi la superlega però saranno di sicuro più seguiti. Ma da quali tifosi? Difficile dirlo, anche se quando due giganti si incontrano lo stadio tende ad essere sempre pieno. Anche se alcuni giganti potrebbero decadere, è il rischio di confrontarsi ogni giorno con le più grandi. Un Arsenal, che ad oggi è nono in Premier, sarebbe molto probabilmente sempre in fondo alla classifica. Queste squadre sono alimentate da tifosi che non sono abituati alle sconfitte. Siamo sicuri che il legame dei tifosi globali sia così forte da soprassedere ad una squadra abituata a vincere che arriva ultima in classifica? Perché per una di queste squadre succederà senza dubbio.


Come cambieranno i calciatori e i club?

Questa è una domanda ed un concetto un po’ azzardato, però mi va di includerlo perché è un processo già attivo, che ora potrebbe essere esteso ad una fetta ben più grande. Si tratta di un’ulteriore centralizzazione del calcio. L’Europa è considerata dagli studiosi il centro del calcio globale, e per molti giocatori arrivare in Europa è la realizzazione di uno sforzo migratorio globale. Vista l’enorme potenza di fuoco finanziaria della Superlega, l’Europa diventa un’ulteriore periferia del calcio, con un centro ora molto più ristretto e difficilmente accessibile. E’ chiaro ora che i giocatori che vogliono “sfondare” nel calcio dovranno essere parte della Superlega, che ad oggi schiera 132 titolari per turno. Troppo pochi per fare del calcio una carriera, specialmente se la Superlega porterà club non affiliati a perdere ricavi. Speriamo dunque che non si perda per strada la materia prima del calcio, il calciatore. E speriamo che la storia di migliaia di club non sia ora solo ridotta a sudditanza a pochi potenti.

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