Il bonus psicologico



Nell’ultimo periodo si è sentito molto parlare della bocciatura da parte del Governo del bonus psicologico, scelta che ha aperto varie discussioni in merito all’importanza di considerare la salute psicologica, alla difficoltà del sistema sanitario di far fronte alle richieste da parte della popolazione e del costo elevato richiesto dagli specialisti privati, fattore che ne limita fortemente l’accesso. Ma in cosa consiste la proposta del bonus psicologico?


Il bonus psicologico, con un fondo di 50 milioni di euro, prevede la suddivisione in due tipologie: il “bonus avviamento”, che consiste nel fornire un primo contributo (circa 150 euro) a coloro che hanno bisogno di iniziare un percorso terapeutico, e il “bonus sostegno”, che fornisce un aiuto in base alla situazione ISEE (può variare dai 400 ai 1.600 euro annui).


Molte controversie sono nate rispetto alla decisione del governo di bocciare la proposta, perché in questi anni di pandemia, il disagio psicologico è aumentato, sia nei bambini e adolescenti, sia nei giovani adulti, facendo nascere un’altra faccia della pandemia. Il problema principale, però, rimane l’accessibilità al sistema sanitario nazionale, già carente, che porta con sé difficoltà nel garantire assistenza tempestivamente.

Il bonus, infatti, è pensato per integrare e non per sostituire il sistema sanitario nazionale, così da fronteggiare la situazione d’emergenza. L’approvazione, secondo alcuni, sarebbe un primo passo per dar valore alla salute psicologica, una decisione che sdogani la psicologia a livello sociale e col tempo riduca lo stigma presente quando si parla di salute mentale. Per chiedere al Governo di intervenire in merito è stata lanciata una petizione che in pochi giorni ha raggiunto le 250.000 firme, e che ha portato il Parlamento a ridiscutere di tale tematica.


Voi credete che il bonus sia un importante passo per affrontare i problemi di questa nuova quotidianità?

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