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La letteratura che non ti insegnano a scuola

Autore: #NoemiFrancini


La letteratura italiana si è contraddistinta nel corso dei secoli per le sue opere indescrivibilmente complesse, articolate e ricche di pathos.

Vi sarà sicuramente capitato nel corso degli anni di scuola di trovare un testo che vi scatenasse forti emozioni, scritti così grandiosi che vi lasciassero stupefatti e al contempo profondamente confusi, non convinti di averli compresi nella loro interezza. C’è chi ha pianto nel leggere della morte di Clorinda per mano dell’uomo che l’amava; c’è anche chi si è domandato di quali allucinogeni si facesse Dante per aver potuto ideare un testo come la Divina Commedia; altri ancora oggi non sanno che l’asportazione delle costole di D’Annunzio è soltanto una leggenda metropolitana (a coloro che credevano avesse veramente compiuto questo gesto estremo in nome dell’autoerotismo chiedo venia per aver sfatato il mito).

Il pensiero che siamo riusciti a formulare su testi scritti e relativi autori è stato reso possibile dal filtraggio operato dalle antologie didattiche; ebbene sì, è di filtro che si parla!

Per definizione l’antologia viene considerata come “Raccolta di passi in prosa o in versi di vari autori (solitamente ritenuti i più significativi) di una letteratura, di un’epoca, di un genere o di un gusto particolare, o anche scelta di pagine di un solo autore.” I nostri libri di testo raccolgono quindi solo una parte della produzione letteraria italiana, la più illustre e aulica. Quali sono quindi le opere che non riescono a superare la selezione? La maggior parte è formata da opere marginali, di minor successo, produzioni giovanili, o anche scritti scartati per poca pertinenza al programma scolastico. Esiste però un gruppo di scritti dal denominatore comune che non rientra mai nei libri di testo: se state pensando alla letteratura al femminile potreste aver ragione; nonostante non sia tema da trascurare, merita un discorso a parte. Parliamo invece di quegli scritti non inseriti per sconvenienza sociale.


Mai sentito parlare di Masetto da Lamporecchio? Eppure, nel celebre Decameron di Boccaccio, si racconta delle prodezze sessuali di questo giovane, tanto dotato da poter da solo soddisfare ben nove donne (monache, tra le altre cose).

E mentre Bembo pubblicava Prose della volgar lingua, importante trattato sull’analisi e sul corretto uso del volgare negli scritti poetici e prosastici, Pietro Aretino se ne burla nel suo incipit de Sonetti lussuriosi, affermando che: «[…] qui il Sannazaro o il Bembo non compone […] vi son cazzi senza discrezione». Vi risparmio i dettagli.

Forse il nome di Petra suonerà più familiare ai dantisti: esiste una sezione dedicata a questa donna dura e senza cuore nell’opera Rime (raccolta di testi scritti che ripercorrono la prima metà della vita dell’autore), nella quale a suon di endecasillabi e settenari si decanta come, mattina pomeriggio e sera, tale Petra, una volta afferrata per le trecce, sarebbe stata poco cortesemente “sbattuta”.


L’esistenza della letteratura in vari e disparati registri non è mai stata messa in discussione, ma probabilmente non si era mai riflettuto sul fatto che molti degli autori più illustri, fiore all’occhiello della nostra cultura, ancor prima di essere tali siano semplicemente uomini (e donne) di “ciccia” come noi, con gli stessi dubbi, paure e anche desideri.

E adesso, rivaluterete gli scritti dei vostri autori preferiti?



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