Il mondo sommerso della pandemia: ovvero, le conseguenze invisibili

Autore: #MicheleGiancaspro



Pile di quotidiani e informazioni

Nelle ultime settimane, la situazione legata alla diffusione del COVID-19 è apparsa più critica rispetto al periodo estivo. Pian piano, si sono diffusi la paura e la preoccupazione che si possa tornare a vivere momenti drammatici, come nella prima parte dell’anno, e le istituzioni sono subito corse a cercare di progettare e mettere in atto provvedimenti contenitivi. Nuovi Dpcm sono stati annunciati, con le annesse misure restrittive per cercare di stabilizzare la situazione.

In tutto questo, i media sono grandi protagonisti. Le loro arene, dove avviene la narrazione e la discussione riguardante la pandemia, sono infuocate. Medici, scienziati, professori di diverse discipline, giornalisti, politici, e chi ne ha più ne metta, sono tutti chiamati a parlare, dibattere, scrivere le proprie opinioni con toni, spesso, molto accesi. E guardando la televisione, i social networks, e le varie testate dei giornali, in mezzo alle tantissime voci che ci circondano, i temi trattati all’interno del macro-argomento COVID-19 sono quasi sempre i soliti:


1. Dati della pandemia, quantificati in numeri e percentuali;

2. Quali provvedimenti siano giusti, quali sbagliati, quali così e così;

3. Chi sono i cattivi, e chi sono i buoni della storia (cosa che cambia, logicamente, in base al punto di vista preso in considerazione).

A livello generale, nel mondo dell’informazione, questo appare essere tutto quello che riguarda il virus che sta tenendo sotto scacco il mondo intero. In realtà, forse non è proprio tutto.

Lo scorso 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale. Per ricordare come i problemi psicologici che affliggono la popolazione mondiale siano da non sottovalutare, e che vadano trattati con serietà e sensibilità. Per far capire che non si parla di matti o pazzi, e che andare in analisi non vuol dire sottoporsi agli strizzacervelli. A maggior ragione in un momento delicato come questo, dove le fragilità psicologiche delle persone sono state (e tutt’ora sono) messe a dura prova, e le percentuali di problemi legati a insonnia, ansia, depressione, e altre patologie (perché di questo stiamo parlando, patologie, non semplici difficoltà o fastidi) sono aumentate considerevolmente dall’inizio del lockdown ad ora.

Per me è stato un importante momento per riflettere. Infatti, leggendo i dati, sono diventato consapevole del fatto che questo Coronavirus ha impattato la salute mentale di tante persone, non come un semplice disagio, ma in maniera anche più profonda. La cosa mi ha anche fatto ricordare che, da circa fine aprile, il Ministero della Salute ha istituito e aperto un numero verde di supporto psicologico, per aiutare tantissimi cittadini che hanno pagato da questo punto di vista le conseguenze dell’avvento del virus e della chiusura totale del paese. E continuando a pensare, ho notato che queste cose, se non ci fosse stata una giornata dedicata, non le avrei riconosciute o ricordate. Così, guardandomi indietro e osservandomi intorno, mi sono accorto che questo tema, insieme alle molte persone che hanno iniziato a soffrire (o hanno subito un peggioramento) di determinate patologie durante la pandemia, è rimasto totalmente fuori dal palcoscenico di ogni dibattito davvero visibile. Non si sente quasi mai parlare di tali problematiche, cosa che provoca un’apparente inesistenza della questione, perché non è costantemente davanti a noi. Nella narrazione, ciò che non è contemplato frequentemente, infatti, passa sottotraccia, e tantissime complessità che sorgono, diventano poi invisibili (come le persone che ne sono strettamente legate).

Qualcuno potrebbe avanzare l’idea che si tratta di priorità: ci sono tematiche, argomenti, e particolari notizie che risultano essere più importanti. Qualcun’altro potrebbe aggiungere che ci sono tante informazioni che circolano e vanno riportate, e che è difficile come lavoro riuscire a coprire tutto. Tuttavia, va anche detto che la potenza mediatica di programmi tv, giornali, e vari profili web e social è enorme, e la selettività degli aggiornamenti comporta una filtrazione tra ciò che appare, e ciò che passa in secondo piano. Il mondo mediatico mostra qualcosa in modo più frequente, focalizzando la pandemia su alcune tematiche che diventano centrali e quasi uniche. Tuttavia, dobbiamo sempre ricordarci che il nostro mondo è complesso, e che i diversi sistemi in cui viviamo e operiamo (come quello politico, economico, sanitario, ambientale, culturale, sociale, e via dicendo) sono intrecciati tra loro. Un’azione progettata e messa in atto all’interno di una, comporterà comunque una conseguenza in uno degli altri. Non si tratta di un possibile effetto farfalla, ma più semplicemente del fatto che il nostro Pianeta non funziona a compartimenti stagni: è un insieme complesso, e gli effetti di ogni nostra decisione possono essere molto più ampi di quel che appare.

Il punto di tutto ciò è questo. La pandemia è il tema centrale delle nostre vite, e l’attualità ruota, volente o nolente, intorno a essa. Quando nel nostro piccolo (o nel grande, per determinate persone) ci troviamo a parlare, leggere, o prendere decisioni inerenti al problema che ci pone di fronte il COVID-19, è necessario sempre sforzarci ad andare un po’ più in là, per avere uno sguardo che sia più ampio. Non restiamo fermi ai numeri, alle decisioni politiche, o ai buoni vs. cattivi. Piuttosto, pensiamo che per tutti questi punti (importantissimi, sia chiaro) mostrati costantemente dalle fonti di informazioni, ce ne sono altri, sempre legati al Coronavirus, che non vediamo. Un esempio è proprio il peggioramento della salute mentale di un gran numero di persone causato dalla pandemia, che molto raramente è menzionato nelle discussioni sul COVID-19. Ma questo rappresenta solo un piccolo tassello di quello che è il grande mosaico del mondo sommerso della pandemia. Un’Atlantide di questioni che, personalmente, nemmeno io conosco fino fondo per poterle citare; ma che ugualmente esiste, ed è fatta di argomenti, problemi, e casi che sono passati in secondo piano, ed emergono raramente e in occasioni particolari. Purtroppo, la pandemia non è solo quello che vediamo sempre: dati, Dpcm, o piccole faide tra fazioni; è molto di più. E sarebbe giusto avere la sensibilità di ricordarselo, sempre.


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